A dominare i tetti di Carpignano Sesia, nel novarese è il campanile seicentesco della Chiesa di Santa Maria Assunta, dove l’arte barocca è anche cronaca popolare.
L’imponente navata unica ha visto alternarsi generazioni di abitanti, profondamente legati al culto per Sant’Olivo; un luogo dove lo spazio sacro e quello laico condividono, da secoli, la stessa piazza.
Indice:
- Le Origini della Chiesa di Santa Maria Assunta a Carpignano Sesia
- Il Miracolo e la Festa di Sant’Olivo
- Il Campanile seicentesco e la Guglia neogotica
- Gli Interni: Dalla Navata unica alla Cupola semisferica
Le Origini della Chiesa di Santa Maria Assunta a Carpignano Sesia
La storia della Chiesa di Santa Maria Assunta a Carpignano Sesia inizia con un ordine di demolizione poiché, fino al tardo Seicento, l’attuale piazza Volontari della Libertà ospitava l’antica chiesa medievale.
Nel 1690, il Vescovo di Novara, Giovanni Battista Visconti, durante una visita pastorale trovò un edificio fatiscente, inadeguato alla crescita demografica e incompatibile con le direttive del Concilio di Trento; così ne ordinò la demolizione per erigere una nuova chiesa.
Di fronte all’editto vescovile, la comunità respinse l’obbligo di finanziare il cantiere e fornire manodopera gratuita – il gravoso prestito d’opera – che avrebbe sottratto braccia ai campi, bloccando i lavori per quasi trent’anni.

Lo stallo si ruppe solo nel 1710, quando i disegni del nuovo edificio furono affidati all’architetto Carlo Zaninetti, il quale concepì una struttura d’impronta barocca, a navata unica e dominata da una cupola.
Il cantiere partì ufficialmente nel 1718, avanzando a tappe, poiché il catino della cupola fu chiuso solo nel 1756, fino alla consacrazione liturgica del 20 giugno 1784.
Dalle macerie dell’antico edificio fu salvato un crocifisso ligneo tardo-medievale, custodito ancora oggi nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Carpignano Sesia e mostrato al pubblico unicamente durante i riti della Settimana Santa.
Il Miracolo e la Festa di Sant’Olivo
A forgiare l’identità del territorio, oltre alle architetture, fu l’arrivo dei cosiddetti corpisanti.
Nel 1614, il gesuita carpignanese Domizio Piatti ricevette a Roma i resti estratti dalle catacombe di Priscilla, attribuiti al martire Sant’Olivo, e li fece giungere in paese all’interno di casse di legno.
Le reliquie rimasero nell’ombra fino al 1641, quando il prevosto don Giovanni Francesco Soglio ne accertò l’autenticità, esponendole alla venerazione.
La consacrazione di Sant’Olivo come protettore di Carpignano Sesia ci riporta al 5 novembre 1645, durante un violento saccheggio da parte dei soldati francesi.
All’epoca l’odierna mole barocca non esisteva ancora e le urne erano probabilmente custodite negli appartamenti del prevosto: le truppe irruppero infatti all’interno della casa parrocchiale per spaccarle a colpi di scure.
Le cronache giurate redatte dallo stesso prevosto, don Giovanni Francesco Soglio, riportano che gli sportelli lignei si spalancarono da soli, sprigionando una luce accecante che mise in fuga i saccheggiatori, salvando Carpignano Sesia e i suoi abitanti da danni peggiori.
Nacque così il mito del “martire militante”.
Un culto capace di piegare persino il calendario: per non intralciare semine e raccolti, la festa di Sant’Olivo fu ripetutamente spostata, trovando collocazione definitiva alla quarta domenica di aprile solo nel 1940.
L’Eredità Sociale: Dalla Confraternita dello Zoccolone al Carnevale Storico
Queste vicende hanno cementato forme di aggregazione potentissime.
La chiesa divenne il fulcro del mutuo soccorso cittadino, incarnato dalle storiche Confraternite di San Pietro e di Santa Marta.
Nate per garantire fondi ai malati e funerali dignitosi ai ceti meno abbienti, queste istituzioni fungevano da vere e proprie assicurazioni sociali dell’epoca.
Un istinto aggregativo che non è andato disperso, bensì si è rinnovato in chiave goliardica nel 2012, con la Confraternita dello Zoccolone.

Pur non avendo legami diretti con le antiche associazioni di mutuo soccorso, questa realtà ne raccoglie lo spirito comunitario, animando il Carnevale Storico proprio sulla piazza della Chiesa di Santa Maria Assunta a Carpignano Sesia.
La prova tangibile di un luogo in cui lo spazio sacro e quello laico sono, da secoli, indissolubilmente fusi insieme.
Il Campanile seicentesco e la Guglia neogotica
Uno dei simboli identitari di Carpignano Sesia è il campanile seicentesco, sul quale, tra il 1879 e il 1883, il “sacerdote-architetto” don Ercole Marietti aggiunse una guglia neogotica in cotto.
Tra il 2023 e il 2024, i danni delle intemperie hanno imposto un massiccio restauro alla guglia della torre campanaria e, anche questa volta, la cittadinanza non è rimasta a guardare.
Davanti a un conto di oltre 208.000 euro – supportato da Fondazione Comunità Novarese e Fondazione Cariplo – una campagna di crowdfunding innescata dagli abitanti ha superato i 9.000 euro raccolti.
Gli Interni: Dalla Navata unica alla Cupola semisferica
L’interno è una cascata di colori, dove l’imponente navata unica cattura lo sguardo dritto verso il presbiterio.
Qui domina il grande altare maggiore, un’imponente opera scenografica eretta tra il 1832 e il 1836 in finto marmo e stucco; a coronamento della mensa si erge un baldacchino ligneo dorato, scolpito nel 1841 da Giuseppe Zaninetti.

Alle spalle si sviluppa il coro ligneo barocco, sovrastato dal dipinto l’Assunzione della Vergine Maria; una tela di 3,5 per 5 metri, eseguita nel 1752 dal pittore valsesiano Lorenzo Peracino (1710-1789).
Infine, nel biennio 1930-1931, arrivò il pennello di Luigi Morgari.
Unito a un singolare destino che lo vide nascere e morire a Torino nello stesso giorno di Capodanno (1857 – 1935), Morgari dipinse le pareti del presbiterio con quattro scene narrative: Nozze di Cana, Madonna Immacolata preannunciata dai Profeti, Pentecoste e Crocifissione.
Al centro della navata, a oltre 27 metri di altezza, si spalanca la cupola semisferica, completata nel 1756 e al suo interno sopravvive l’unico ciclo di affreschi interamente settecentesco dell’edificio: il Trionfo della Croce.

L’opera venne eseguita l’anno successivo, nel 1757, rispettando le necessarie tempistiche dell’intonacatura; la firma è di Giovanni Antonio Orgiazzi detto il Vecchio (1709 – 1788), maestro di illusionismo prospettico.
Le Cappelle laterali, lo Scurolo e la Settimana Santa
Sul lato destro della navata, l’arte incarna la devozione civica e il sangue della Passione.
Qui, un tabernacolo dorato custodisce il reperto più antico della Chiesa di Santa Maria Assunta: il crocifisso ligneo tardo-medievale che, sopravvissuto alla demolizione dell’antica pieve, è ancora oggi il fulcro dei riti della Settimana Santa.
Poi la cappella del patrono Sant’Olivo, con la pala eseguita nel 1744 dal pittore lombardo Francesco Bianchi che raffigura il santo in armatura da legionario e funge da portale visivo per lo Scurolo.

Questo monumentale reliquiario, accessibile da due ingressi laterali, conserva il simulacro ligneo del martire, intagliato dal valsesiano Alessandro Gilardi (1826-1906) e abbigliato dalle Suore Orsoline di Scopa.
La cella viene aperta al pubblico solo in due date, il 25 aprile e la seconda domenica di settembre.
Sul lato sinistro troviamo l’altare della Madonna del Rosario, con una preziosa statua seicentesca della Vergine attribuita alla bottega di Bartolomeo Tiberino (1584/1585-1654), scultore milanese legato a Carpignano Sesia da solide committenze.
