Cuore spirituale e artistico della città, la Chiesa di San Bartolomeo a Borgomanero (insignita nel Seicento del titolo di Collegiata) custodisce oltre otto secoli di fede, architettura e capolavori, dal celebre Trittico rinascimentale all’Altare Maggiore barocco fino alle tele del Morazzone.
Per comprendere l’evoluzione di questo edificio sacro, bisogna fare un passo indietro fino alla genesi stessa dell’abitato: le radici di Borgomanero, infatti, affondano in una precisa strategia militare e politica.
Indice:
- Storia di Borgomanero: dal Borgo Franco al mito del Tapulone
- La Chiesa di San Bartolomeo a Borgomanero: dalla pieve in stile romanico-lombardo al Settecento
- La facciata di don Ercole Marietti e il Cristo Pantocratore nell’Oratorio di San Leonardo
- L’interno a navata unica: quadratura di Felice Biella e Altare Maggiore barocco
Storia di Borgomanero: dal Borgo Franco al mito del Tapulone
Prima del Duecento, il fulcro del territorio era il Borgo San Leonardo; edificato tra il 1125 e il 1150, fungeva da snodo strategico e presidio di ristoro sulla Via Francisca, percorsa da mercanti e pellegrini.
I venti di guerra di fine secolo riscrissero il destino locale.
Tra il 1193 e il 1194, il podestà novarese Jacobus de Mainerio fondò un “Borgo Franco”, un avamposto armato per bloccare l’espansionismo dei Conti di Biandrate e dei Savoia.

Dal nome del podestà derivò il toponimo Borgomanerio, oggi Borgomanero.
In questo clima di frontiera si innesta il mito fondativo della città: tredici pellegrini stremati, giunti nel borgo, sacrificarono il loro unico asino per sfamarsi.
Per ammorbidirne le carni, le tritarono finemente e le stufarono nel vino locale; nasceva così il Tapulone, vessillo gastronomico e identitario della città.
La Chiesa di San Bartolomeo a Borgomanero: dalla pieve in stile romanico-lombardo al Settecento
Innalzate le nuove mura, il Borgo San Leonardo perse la sua centralità (scomparendo dagli atti ufficiali dal 1231, pur conservando intatta la sua antica chiesetta) e, a fine XII secolo, sorse la primitiva pieve di San Bartolomeo, nuovo fulcro spirituale della comunità.
Era una struttura in stile romanico-lombardo, priva di sfarzo, di cui sopravvivono la Torre Campanaria (XI-XII secolo), i caratteristici archetti pensili sotto il “voltone”, i resti murari nella navata sud e antichi rilievi scolpiti nella pietra: il sole, il leone e i telamoni, severo monito visivo per i fedeli dell’epoca.
Nel tardo Quattrocento, sotto la guida dei nuovi feudatari Tornielli, le esenzioni fiscali attirarono nel borgo intere famiglie dalle montagne della vicina Valsesia.
Così, dai muri abbattuti della pieve romanica, divenuta ormai insufficiente, prende forma la navata della nuova chiesa di San Bartolomeo, poi consacrata il 12 maggio 1499.

Nel 1537, in pieno Rinascimento il pittore locale Antonio de Bugnate arricchisce l’interno con L’ultima cena, mentre tra il 1566 e il 1567 viene eseguito il grandioso Trittico di Borgomanero, capolavoro dei maestri Giovanni Rapa, Gerolamo Varolti e Ludovico de Canta.
Nel 1771, pareti e volta sono affrescate dal quadraturista Felice Biella (noto localmente come Felicino Bielli), imprimendo agli interni il respiro teatrale del tardo-barocco e del primo neoclassicismo.
La Collegiata di San Bartolomeo dall’epoca napoleonica ai restauri della Madonna del latte
Arriviamo a inizio ottocento, quando la tempesta napoleonica si abbatte anche su Borgomanero e i decreti francesi impongono l’incameramento e il demanio forzato dei beni ecclesiastici.
Inoltre, ai canonici viene intimato di svestire le divise storiche per mimetizzarsi tra la folla.
È in questo clima di repressione che emerge la figura del prevosto Giovanni Maria Vicarjni (morto nel 1818) che, pur cedendo sui simboli, difende la fede, tutela i poveri e garantisce la sopravvivenza stessa della Collegiata.
Infatti, è nel pieno dell’occupazione napoleonica che, come risposta identitaria alle soppressioni degli ordini religiosi, la comunità di Borgomanero si compatta attorno alle reliquie del compatrono San Fortunato (giunte dalle catacombe romane già il 14 dicembre 1614).
Nel 1803, su proposta del prevosto Vicarjni, i reggenti del borgo stabiliscono di celebrare solennemente a livello civico la festa del 14 dicembre, realizzando una nuova e sfarzosa urna in rame argentato per custodirne le spoglie.
La rinascita ottocentesca della Chiesa di San Bartolomeo culmina nel 1821 con l’installazione dell’organo, firmato dai fratelli Serassi di Bergamo, mentre nel Novecento, durante la Seconda Guerra Mondiale, gli spazi segreti della parrocchia diventano snodo clandestino per la Resistenza locale.

La struttura, intanto, custodisce ancora frammenti del passato poiché, durante i restauri del 1961, riemerge l’affresco tardo-quattrocentesco della Madonna del latte, attribuita alla Bottega del Maestro di Borgomanero.
L’opera viene salvata tramite la complessa tecnica dello “strappo” e ricollocata su un supporto isolante, al pilastro destro dell’arco d’ingresso, continuando ad accogliere chi varca le soglie della Collegiata.
Infine, negli anni 2020, la ditta Barberi Restauri esegue un meticoloso cantiere conservativo; il cuore identitario di Borgomanero continua così a dominare la piazza cittadina.
La facciata di don Ercole Marietti e il Cristo Pantocratore nell’Oratorio di San Leonardo
La facciata della chiesa di San Bartolomeo a Borgomanero risale al 1871, direttamente dalla matita del novarese (Galliate) don Ercole Marietti (1825 – 1906), noto come “l’architetto in sottana”.
L’intero apparato scultoreo esterno, datato 1870 è opera del valsesiano Giovanni Giuseppe Albertoni (1806 – 1887).

In alto, campeggia la scultura di San Bartolomeo Apostolo, in basso San Rocco (protettore degli appestati) e il compatrono San Fortunato, mentre sulle superfici laterali, due bassorilievi circolari con i santi Pietro e Paolo.
Sopra il portale troneggia la lunetta del Cristo Benedicente, affrescata nella prima metà del Cinquecento dall’artista locale Antonio Zanetti (detto Antonio de Bugnate).
Nota. Diversi turisti cercano invano, tra i muri della Collegiata di Bartolomeo l’affresco medievale del Cristo Pantocratore (XIII secolo); l’opera non è qui, bensì nel vicino Oratorio di San Leonardo, la primitiva chiesetta da cui è germogliata la storia di Borgomanero.
L’interno a navata unica: quadratura di Felice Biella e Altare Maggiore barocco
L’interno della chiesa, a navata unica è frutto dell’impianto seicentesco in seguito ai dettami della Controriforma: azzerare gli ostacoli architettonici per focalizzare lo sguardo dell’intera assemblea sull’altare.
L’impatto scenografico risale al cantiere del 1771 guidato da Felice Biella, maestro della quadratura (pittura illusionistica); sotto il suo pennello, pareti e volta si dissolvono in finte architetture, dilatando l’aula ben oltre i suoi limiti fisici.
All’interno possiamo ammirare diverse opere d’arte, come il monumentale Altare Maggiore barocco, intagliato e scolpito tra il 1667 e il 1680 (anno della consacrazione) dal maestro Antonio Pini (o Pino) da Bellagio.
L’opera, che costò la cifra vertiginosa di 5.500 lire, fu finanziata dal lascito del mecenate locale Giovanni Maria Pagano e gestita dal fratello Giuseppe Prudenzio per conto della Compagnia del SS. Sacramento.

Nelle pareti del presbiterio troviamo L’Ultima Cena (1537), del pittore borgomanerese Antonio Zanetti, detto Antonio de Bugnate.
Poi il maestoso Martirio di San Bartolomeo di metà Settecento, eseguito dal pittore di Oleggio Giuseppe Antonio Tosi, noto come “il Cuzzio” (1671-1764) e il Martirio di San Fortunato (1844) del torinese Michele Cusa.
Le cappelle laterali: i dipinti del Morazzone e il Trittico di Borgomanero
Nella Cappella della SS. Annunciata, finanziata tra il 1617 e il 1618 dalla nobildonna Miralda Zappellona, troviamo la tela seicentesca l’Annunciazione di Antonio Maria Crespi, detto “il Bustino” (c. 1580 – 1630), autore anche degli affreschi su pareti e volte narranti la Vita della Vergine (1619-1620).
Nello stesso ambiente ammiriamo La Santissima Trinità (1620), acquistata a Novara per 72 lire e opera di Pier Francesco Mazzucchelli, detto “il Morazzone” (1573 – 1626), gigante del Barocco italiano, spentosi tra i cantieri del Duomo di Piacenza.

Nella Cappella di San Rocco (riedificata tra il 1612 e il 1615 dopo il flagello della peste), sempre il Morazzone firma la tela centrale San Rocco e gli appestati e i sette affreschi che ne narrano i miracoli.
Tra le altre opere della Chiesa di San Bartolomeo, troviamo la grande tela Gloria di San Carlo Borromeo del Mazzucchelli, affiancata da formelle affrescate nel 1619 (spicca la Veglia al Sacro Monte di Varallo).
Sull’altare della Cappella del Santo Rosario si innalza la statua marmorea della Madonna Assunta (1642); a farle da corona, le tele ovali con i Quindici Misteri del Rosario, eseguite a cavallo tra Sei e Settecento.
La Cappella della Confraternita del SS. Sacramento è custode dell’opera più celebre della chiesa di San Bartolomeo: il Trittico di Borgomanero.
Completato tra il 1566 e il 1567, nasce dal sodalizio di tre maestri rinascimentali: Giovanni Rapa (da Varallo), il novarese Gerolamo Varolti e Ludovico de Canta (figlio di Marco Antonio e nipote del celebre pittore novarese Giovanni Angelo de Canta).
