Chiesa di San Giovanni Battista a Verolengo: arte e storia

La Chiesa di San Giovanni Battista di Verolengo, nel centro storico, è un simbolo identitario del borgo, oltre che uno dei monumenti religiosi più apprezzati della provincia torinese.

La storia della chiesa, in Piazza IV Novembre si intreccia con quella del territorio; l’abitato medievale soppiantò progressivamente la Mansio Quadrata, antica stazione di posta romana, all’epoca situata nell’attuale frazione Benne.

A inizio Trecento il borgo di Verolengo era sotto il Marchesato del Monferrato, per poi passare ai Gonzaga di Mantova nel 1530 e infine nell’orbita sabauda con il Trattato di Cherasco (1631).

Dalle origini alla dedicazione della Chiesa di San Giovanni Battista

Il nucleo architettonico della chiesa di San Giovanni Battista, risalente al Cinquecento, fu finanziato dalla comunità e consacrato il 27 maggio 1518; tuttavia, i registri dell’epoca non riportano i nomi di architetti o maestranze.

Come ricostruito da Fabrizio Spegis, storico e presidente della Società Storica Chivassese, nel 1518 l’edificio era dedicato alla Beata Vergine Assunta in Cielo, nota ai cittadini come Santa Maria degli Angeli o Santa Maria di Piazza.

Chiesa di San Giovanni Battista a Verolengo, con visuale dall'entrata, le tre navate e il presbiterio in fondo.

Nel 1617 la chiesa ottenne il privilegio di conservare stabilmente le ostie, garantendole totale autonomia gestionale, potendo dare la comunione a malati gravi o morenti in qualsiasi momento, senza dipendere da preti di altre parrocchie.

Nello stesso periodo, la devozione locale ebbe ulteriore fervore quando il pontefice Paolo V concesse la l’indulgenza plenaria, destinandola alla Chiesa della Santissima Trinità, trasformando il borgo in meta d’elezione per i pellegrinaggi.

Fino all’Ottocento, Verolengo viveva una separazione logistica e formale:

  • da una parte vi era l’antica pieve, fuori dal nucleo urbano e ormai deteriorata
  • dall’altra, in pieno centro si ergeva la chiesa di Santa Maria di Piazza che, grazie ai privilegi acquisiti nei secoli, era già baricentro della vita sociale e religiosa

Questa dicotomia territoriale si risolse solo nell’Ottocento, quando Santa Maria di Piazza assorbì ufficialmente sia le piene funzioni parrocchiali che l’intitolazione al Battista

Questo portò, nello stesso secolo all’evoluzione artistica dominata dalla Bottega degli Augero, originari di Verolengo.

Architettura e interni della chiesa di Verolengo

La preesistente facciata in mattoni a vista venne successivamente arricchita da un portale e da un rivestimento in marmo bianco, oalla fine degli anni Quaranta del Novecento.

Sulla parte alta della facciata possiamo ammirare il mosaico raffigurante il Battesimo di Gesù, realizzato sempre alla fine degli anni Quaranta da G. Dalle Ceste.

Facciata in marmo bianco con il grande mosaico centrale realizzato negli anni '40 del Novecento.

Oltrepassato il portale, l’interno della chiesa si svela in tre ampie navate, di cui quella centrale si distingue per altezza e luminosità.

Seguendo questo spazio, si giunge al presbiterio, cuore della Chiesa di San Giovanni Battista; sormontato dalla piccola cupola con al centro una lanterna, permette alla luce di piovere dolcemente sull’area dell’altare maggiore in marmo.

Al fondo del coro troviamo la pala d’altare con il Battesimo di Gesù, opera di Amedeo Augero, mentre lungo le navate laterali si snodano altari devozionali finemente decorati, come quelli di Sant’Orsola e San Nicola.

I capolavori della bottega degli Augero e gli altari devozionali

La Bottega degli Augero, a cui si deve anche il ciclo pittorico della Via Crucis, realizzò affreschi, tele a pale d’altare, conferendo alla chiesa di San Giovanni Battista quell’uniformità estetica tipica dell’arte sacra sabauda dell’Ottocento.

Primo piano dell'altare maggiore della chiesa di San Giovanni Battista a Verolengo con dipinto centrale.

Amedeo Augero, nato a Verolengo il 2 agosto 1799, si formò a Roma e fu attivo per Casa Savoia, soprattutto alla corte di Re Carlo Alberto; successivamente venne affiancato dal nipote Francesco (di ritorno dalle Americhe).

La navata sinistra ospita una serie di devozioni femminili, tra cui gli altari delle sante Apollonia, Lucia, Agata e Libera, tradizionalmente invocate per la protezione della salute; le tele che ornano questi spazi sono sempre degli Augero.

Poi l’altare consacrato a Santa Maria Assunta, legame storico con la prima dedicazione dell’edificio a Santa Maria di Piazza.

La navata destra documenta la vocazione rurale del territorio: accanto agli altari di San Giuseppe e di Sant’Antonio da Padova, troviamo il dipinto di Sant’Isidoro, patrono dei contadini, probabilmente un omaggio all’identità agricola ottocentesca che ha forgiato lo sviluppo locale.

Infine, la pala raffigurante San Sebastiano affiancato dai santi Defendente e Rocco e, nel volto di quest’ultimo, sarebbe possibile individuare l’autoritratto dell’autore, ovvero Amedeo Augero.

L’identificazione del volto di San Rocco con Amedeo Augero deriva dal confronto con altri ritratti e dalla critica d’arte locale contemporanea (inclusi gli studi di Fabrizio Spegis), quindi siamo nel campo dell’attribuzione visiva e non della documentazione d’archivio.

In ogni caso per gli abitanti di Verolengo, oltre alla devozione, questa firma pittorica è motivo di identità, poiché il dipinto conserva l’immagine di un concittadino illustre che, da ben due secoli, osserva la sua comunità dalla Chiesa di San Giovanni Battista.

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