Toret, le fontanelle di Torino: storia e curiosità

I Toret, le storiche fontanelle di Torino in ghisa verde, rappresentano uno dei simboli più iconici e amati dell’arredo urbano cittadino.

Dal primo progetto di Edoardo Pecco nel 1862 alle leggende sull’acqua del Pian della Mussa; vediamo la storia, il design e le curiosità di questi monumenti che dissetano Torino da oltre un secolo e mezzo.

Indice dei contenuti:

  1. L’origine dei Toret: tra decoro e igiene urbana
  2. Il design identitario delle fontanelle di Torino
  3. Perché l’acqua dei Toret scorre 24 ore su 24?
  4. Il legame sociale e il rito delle fontanelle di Torino
  5. Verità e leggende: l’acqua del Pian della Mussa
  6. Tutela e restyling: l’associazione I Love Toret

L’origine dei Toret: tra decoro e igiene urbana

La storia dei Toret inizia nella seconda metà Ottocento, quando Torino stava per vivere una radicale trasformazione; da roccaforte dei Savoia, mirava a diventare la prima capitale del Regno d’Italia (1861).

Infatti già nel 1859 Torino iniziò ad adeguarsi agli standard delle grandi metropoli europee, dove igiene e bellezza delle strade erano diventate priorità.

Primo piano del profilo della fontana Toret a Torino, d'estate con clo sfondo del verde del parco Tesoriera.

Il 6 marzo 1859 fu inaugurato il primo acquedotto moderno, rendendo tecnicamente possibile l’installazione di fontane a getto continuo.

Dietro la nascita del Toret c’è la mente di Edoardo Pecco (1823-1886), ingegnere capo della città per oltre trent’anni, che comprese come le fontanelle di Torino dovevano essere anche un elemento di arredo per abbellire piazze e viali.

Il 23 aprile 1861, Edoardo Pecco presentò un piano per installare 81 punti d’acqua in Torino, stabilendo una gerarchia precisa: alcune di esse dovevano avere “la decorazione come principale oggetto”.

Fu così che, attraverso un equilibrio tra esigenza pratica ed eleganza, nacquero i Toret, uno dei simboli di Torino.

Il 17 luglio 1862 il fonditore Martino Polla, colui che diede forma alla ghisa, firmò con il Sindaco il contratto ufficiale che imponeva la consegna di quattro esemplari alla settimana, pronti a decorare le strade della città.

Il design identitario delle fontanelle di Torino

Ma il vero compleanno del Toret è il 27 marzo 1862, quando fu approvato il primo progetto di fontanelle su suolo pubblico.

In quei disegni, catalogati con precisione burocratica (volume 59, foglio 208), compare per la prima volta la forma che conosciamo tutti: il corpo solido, la testa di toro e la vaschetta.

Primo piano frontale del Toret, con l'acqua che scorre e dietro un muro di mattoni e il prato verde, d'estate.

È l’istante in cui l’ingegneria idraulica sposa uno dei simboli più identitari di Torino, fissando un design che sarebbe rimasto immutato per oltre un secolo e mezzo.

Infatti la decisione di dare alle fontanelle di Torino tale forma fu una precisa operazione di identità cittadina, poiché il toro rampante era già il simbolo ufficiale dello stemma della città fin dal 1687.

Questo trasformò il concetto di fontana pubblica, da oggetto di servizio in un “compagno” urbano, creando un legame quasi affettivo grazie a un design che lo rende identitario e familiare.

Specifiche tecniche: la ghisa e il colore verde bottiglia

Per realizzare i Toret fu scelta la ghisa lamellare, una lega ferrosa che, oltre a resistere a ruggine e tempo, allo stato fuso è estremamente fluida, permettendo di riempire gli stampi fin nei minimi dettagli e restituire con precisione il pelame e le corna del toro.

Il risultato è un elegante elemento decorativo alto 105 centimetri (l’altezza ideale per bere) e con un peso di circa 140 chilogrammi, massa che ne garantisce la stabilità e rende difficile il furto.

Fontana con nello sfondo le panchine e il verde del prato, con un colombo che si avvicina a bere.

Il colore delle fontanelle di Torino è il Verde Bottiglia, poi classificato tecnicamente come RAL 6009 a inizio Novecento, scelto per una ragione di mimetismo urbano.

L’obiettivo era fondere visivamente le fontanelle con i viali alberati e la vegetazione dei parchi, integrandole nella natura cittadina affinché non risaltassero come corpi estranei.

Perché l’acqua dei Toret scorre 24 ore su 24?

Una delle domande più frequenti, sia tra i torinesi che tra coloro che vengono a visitare Torino riguarda il motivo per cui l’acqua dei Toret scorra ininterrottamente.

Oggi l’acqua corrente 24 ore su 24 potrebbe sembrare uno spreco, ma all’epoca rispecchiava esigenze tecniche vitali:

  • manteneva l’acqua sempre fresca e priva di cariche batteriche
  • fungeva da potente antigelo, poiché il movimento costante impediva all’acqua di ghiacciare e spaccare la ghisa durante i rigidi inverni torinesi
  • serviva da valvola di sfogo per stabilizzare la pressione nelle tubature dell’acquedotto

Il legame sociale e il rito delle fontanelle di Torino

Il legame tra Toret e torinesi va oltre la semplice sete, abbracciando memoria e identità, come emerge dalle testimonianze che arrivano dai registri della Fonderia Pinerolese, che li produce da quasi un secolo.

Nel periodo del boom economico, diversi operai immigrati dal Sud Italia, giunti alla pensione e pronti a tornare nei loro paesi d’origine, commissionavano privatamente degli esemplari da portare con sé.

Probabilmente una sorta di reliquia affettiva, simbolo tangibile di anni di fatica e integrazione nella città della Fiat.

Una nostalgia simile ha anche attraversato l’oceano: negli anni ’70, una comunità di emigrati in Canada ottenne dal Comune di Torino l’invio di un Toret originale.

Tre Toret in file con l'acqua che scorre, in piazza Bernini.

Mentre il celebre toro di piazza San Carlo viene calpestato per scaramanzia, il Toret riceve un trattamento più affettuoso; osservando con attenzione si nota come spesso il naso del toro sia lucido, sverniciato dal continuo sfregamento.

Bere dalle fontanelle impone una vicinanza fisica, quasi intima, e accarezzarne il muso per molti torinesi è diventato un rito di buon auspicio o una semplice carezza di ringraziamento all’animale metallico che disseta Torino.

I torinesi, noti per la loro sottile ironia, hanno trasformato il Toret in uno strumento goliardico, quasi un rito di iniziazione per chi arriva in città.

Lo scherzo (ormai quasi dimenticato) consisteva nell’invitare un amico che veniva da fuori città a bere qualcosa al “Green Bull” (o Toro Verde), descrivendolo come uno dei luoghi tipici di Torino.

La vittima, pregustando un rinomato cocktail in un tipico bar della città, veniva invece condotta davanti al Toret.

primo piano di un colombo che sta bevendo dalla fontana Toret nel parco della Tesoriera.

Era uno scherzo bonario per far conoscere al forestiero uno dei simboli di Torino, svelando come il “drink” più famoso della città fosse fresco, gratuito e sgorgasse dalla celebre testa verde.

Verità e leggende: l’acqua del Pian della Mussa

Il mito più resistente riguarda l’acqua stessa, infatti c’è la convinzione radicata, specie tra gli anziani, che da alcuni Toret sgorghi direttamente l’acqua purissima del Pian della Mussa, una sorgente alpina a 1850 metri di quota.

L’epicentro di questa credenza è la fontana di Piazza Rivoli (che non è un Toret), dove per decenni si sono viste code di persone con taniche o damigiane, convinte di attingere acqua di montagna.

Visuale di piazza Rivoli a Torino, in un giorno d'estate con cielo azzzurro, rotonda ed edifici circostanti.

In realtà l’acquedotto del Pian della Mussa fu inaugurato solo nel 1922, ben sessant’anni dopo i primi Toret, infatti dalla fontana di piazza Rivoli sgorga l’acqua dell’acquedotto, controllata e composta da una miscela di fonti.

La percezione di maggiore freschezza è dovuta alla profondità delle tubature in quel punto specifico, che isolano l’acqua dal calore estivo.

Tutela e restyling: l’associazione I Love Toret

Nel 2012 è nata l’associazione I Love Toret, non solo per celebrare il simbolo, bensì per proteggerlo attivamente attraverso il “crowdfunding civico”: chiunque può acquistare gadget ufficiali o fare una donazione per finanziare i restauri.

Infatti attraverso il sito o l’app dedicata, è possibile “adottare” uno degli oltre 800 esemplari mappati in città, ricevendo un certificato e diventando “custode” della fontanella, impegnandosi a segnalare guasti e atti vandalici.

L’associazione, nel marzo 2025, ha programmato il progetto “ColoraTOret” in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, per coinvolgere i torinesi nella riqualificazione estetica dei manufatti.

L’evoluzione artistica e la produzione del Toret

Il Toret è diventato anche oggetto di ispirazione per artisti, come lo scultore torinese Leo Poldo che lo ha portato nei salotti e nelle gallerie, realizzando repliche in gesso e cemento colorato.

Le sue opere spogliano l’oggetto dalla sua funzione idraulica per esaltarne la forma iconica, trasformandolo in un pezzo di design pop da collezione.

Poi l’artista Nicola Russo, che nel 2021, in piena ripartenza post-pandemica, ha creato “TOH”; l’opera immagina il toro che, stanco di stare “chiuso” nella ghisa per 160 anni, spacca la fontana ed esce allo scoperto.

Nonostante i secoli passino, i Toret nascono ancora nello stesso luogo, infatti la Fonderia Pinerolese di Frossasco è l’azienda che produce gli esemplari originali per Torino e per la SMAT.

La continuità è garantita dall’uso degli stampi storici e delle tecniche di fusione tradizionali: ogni esemplare è realizzato in ghisa grigia lamellare, lo stesso materiale del 1862, scelto per la sua capacità di resistere al tempo e riprodurre i dettagli.

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