L’imponente duomo di Asti, conosciuto come Cattedrale di Santa Maria Assunta è sia una delle massime espressioni gotiche della regione che una delle chiese più grandi del Piemonte.
Il Duomo di Asti è il risultato di tre ricostruzioni nell’arco di settecento anni, la sua prima edificazione risale intorno al V – VI secolo dopo l’abbattimento di alcuni edifici nella zona episcopale.
Storia del Duomo di Asti
Secondo le testimonianze la prima chiesa era in stile romanico lombardo, al suo interno si tenevano adunanze del consiglio comunale ed assemblee deliberative.

Intorno al 1070 l’edificio crollò per un incendio fatto appiccare da Adelaide di Susa, probabilmente per antichi attriti con i vescovi della città.
Poi la nuova Cattedrale fu consacrata nel 1095 da Papa Urbano II mentre tornava da Clermont (Francia), dove il 7 novembre dello stesso anno promosse la prima crociata.
Il campanile, dopo i primi segni di cedimento venne ricostruito con sette piani nel 1266, in seguito abbassato di uno e ancora esistente.
Il Duomo di Asti venne poi ricostruita sotto la guida dei vescovi Guido II Reghini di Valperga, in carica dal 1295 al 1327, Arnaldo De Rosette fino al 1348 e infine terminata da Baldracco Malabaila nel 1354.
Nei primi decenni del Trecento fu installato il bellissimo Portale Pelletta, il principale accesso alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, poi abbellito nei secoli.

Infatti nel 1470 vi fu collocata la statua in marmo di Santa Maria Assunta circondata da sei teste di angeli alati, che vigilano sulla città di Asti.
Il duomo venne restaurato nel 1764 dall’architetto torinese Bernardo Antonio Vittone, fu ampliato il coro e posizionato il nuovo altare centrale, mentre pareti e volte furono affrescate dai pittori milanesi Pietro Antonio Pozzi e Francesco Fabbrica.
Interni della Cattedrale di Santa Maria Assunta
Il Duomo di Asti è ricco di opere d’arte, come lo splendido coro dello scultore Giuseppe Salario di Moncalvo che sostituì quello del 1477, oggi custodito presso il museo diocesano della cattedrale.
Sulla navata destra troviamo la cappella della Madonnina voluta dalla famiglia astigiana Malabaila, sull’altare barocco un affresco di metà Quattrocento raffigura la Madonna del Latte, opera proveniente dalla Certosa di Valmanera, in Borgo San Pietro ad Asti.

La cappella del SS. Sacramento, detta anche di San Filippo Neri fu fondata nel XV secolo dai nobili Pelletta, poi ceduta alla cattedrale che nel 1694 le diede una veste barocca con gli affreschi l’Apoteosi di San Filippo Neri e Storie della vita del pittore lombardo Salvatore Bianchi.
Sempre nel 1694 fu ricollocato sull’altare il Polittico della Genealogia della Vergine del 1501, opera del pittore astigiano Gandolfino da Roreto.
Nella navata sinistra troviamo la cappella dei Tebaldo e Secondo, appartenenti alla famiglia Zoia, che conserva il gruppo scultoreo in terracotta Compianto sul Cristo morto, composto da otto figure evangeliche della deposizione.

La cappella di San Giovanni Battista, in precedenza sepolcro della famiglia Laiolo fu riedificata tra il 1620 e il 1624 su commissione dei Conti Asinari di Casasco, poi rimaneggiata nei secoli successivi.
Sull’altare in marmo possiamo ammirare la tavola della Madonna col bambino in trono tra santi e il committente Govone Oberto Solaro, risalente al 1516.
La cappella dello Sposalizio della Vergine fu eretta nel 1516 dai conti Cacherano di Villafranca, poi i discendenti ne promossero la ricostruzione a metà Seicento, mentre sull’altare marmoreo troviamo lo Sposalizio della Vergine, eseguito tra il 1510 e il 1512 dal pittore astigiano Gandolfino da Roreto.
La cappella della Madonna Grande, detta anche dell’Epifania fu decorata nel 1767-68 dai pittori Gaetano Perego, Pietro Antonio Pozzo e dal comasco Carlo Innocenzo Carloni.

Sull’altare possiamo ammirare la statua in rame dorato della Madonna Assunta, opera dello scultore astigiano Giovanni Tommaso Groppa, mentre il prezioso mosaico pavimentale del Duomo di Asti, risalente a metà del XII secolo venne alla luce durante gli scavi del 1984-1985.
Il mosaico presenta 12 riquadri su tre file e incorniciati da una fascia geometrica, agli angoli i quattro fiumi del paradiso terrestre raffigurati da quattro uomini che versano acqua da anfore.
L’organo fu realizzato nel 1844 dai fratelli bergamaschi Serassi, in sostituzione a quello del 1768 realizzato dall’organaro napoletano Liborio Grisanti, ancora presente nella Cattedrale di Santa Maria Assunta.
