Museo Egizio di Torino: storia, fondazione, reperti e biblioteca

Il Museo Egizio di Torino, fondato da Carlo Felice di Savoia ed aperto al pubblico nel 1824, è il più antico museo del mondo interamente dedicato alla civiltà nilotica e per quantità e valore dei suoi reperti è considerato il più importante al mondo dopo quello del Cairo.

Nel 2019 il Museo Egizio di Torino ha registrato oltre 850.000 visitatori, è considerato fra i primi 15 musei più apprezzati al mondo e ad oggi vi sono oltre 37.000 reperti che vanno dal periodo paleolitico all’epoca copta

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Sekhmet di Chris Goldberg – licensed under CC BY-NC 2.0

Il Museo Egizio di Torino ha sede nello storico Palazzo dell’Accademia delle Scienze, realizzato nel 1700 dall’architetto modenese Guarino Guarini.

Il 6 ottobre del 2004 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha donato la gestione del Museo per la durata di 30 anni alla “Fondazione museo delle antichità egizie”, della quale fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia ed il comune di Torino, la Fondazione Cassa Risparmio Torino (CRT) e la Compagnia di San Paolo.

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Tutto ebbe inizio quando Vitaliano Donati, medico, archeologo e botanico padovano andò in Egitto per effettuare degli scavi scoprendo diversi reperti che poi inviò a Torino.

Dopo le campagne napoleoniche in Egitto (1798 – 1801), in tutta Europa nacque la moda per il collezionismo delle antichità egizie.

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Sfinge di Richard Mortel – licensed under CC BY 2.0

All’epoca il console generale di Francia, il piemontese Bernardino Drovetti, durante l’occupazione francese in Egitto collezionò papiri, amuleti, sarcofagi, mummie e statue per un totale di oltre 8.000 pezzi.

Nel 1824 Re Carlo Felice di Savoia acquistò la collezione di Bernardino Drovetti unendola a quella dell’archeologo padovano Vitaliano Donati, dando vita al primo Museo Egizio del Mondo.

Alla fine del 1800 l’egittologo Ernesto Schiaparelli condusse in prima persona degli scavi in Egitto, acquisendo nuovi reperti e portando alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, la collezione del Museo Egizio di Torino ad oltre 30.000 pezzi.

Infatti la collezione del Museo Egizio torinese testimonia tutti gli aspetti più importanti dell’antico Egitto ed è possibile ammirare sarcofagi, mummie, papiri e molto altro.

Nel 2013 il quotidiano britannico The Times ha inserito il Museo Egizio di Torino fra i 50 migliori musei di tutto il mondo.

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Foto di Marco Vanoli – licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Il 1° aprile del 2015, dopo i lavori di ampliamento, il museo presenta una estensione di 60.000 m², con una sala mostre e diverse aree dedicate alla didattica.

Il Museo Egizio è strutturato in 4 piani, di cui uno sotterraneo ed il percorso al suo interno è a carattere cronologico, proprio per offrire ai visitatori l’esperienza migliore.

Inoltre all’interno del Museo Egizio sono presenti spazi dedicati al restauro e allo studio di papiri e mummie ed una ricca biblioteca intitolata a Silvio Curto (egittologo).

L’espansione della biblioteca avvenne dopo la seconda guerra mondiale, seguendo i progresso degli studi egittologici, tuttavia a causa della scarsità di fondi la maggior parte dell’arricchimento bibliotecario si basava su donazioni.

Poi vennero acquistati dei testi nel mercato dell’antiquariato, poiché era possibile trovare a prezzi accessibili diversi volumi provenienti da biblioteche che erano state chiuse dopo il secondo conflitto mondiale.

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Foto di Alexander Schimmeck – licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Nel 1960 l’UNESCO rivolse un appello a tutte le nazioni per salvare i Templi Nubiani, patrimonio archeologico dell’Egitto e del Sudan, che rischiava di essere sommerso per la costruzione della nuova diga di Assuan.

Il Museo Egizio di Torino partecipò alla campagna di salvataggio dei Templi Nubiani ed a partire dal 1964 si ebbe un incremento dei fondi da parte del Ministero della Pubblica Istruzione per l’acquisto di libri.

Questo permise acquisizioni sistematiche di libri e periodici nel settore egittologico, facendo diventare la biblioteca del Museo Egizio di Torino un punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo.

Poi a cavallo fra gli anni ’60 ed ’70, la biblioteca del Museo Egizio ricevette altre importanti donazioni.

Nel 1968 l’egittologo Giuseppe Botti lasciò in eredità al Museo la sua ricca e preziosa biblioteca, mentre nel 1977 e nel 1978 Celeste Rinaldi e Vito Maragioglio donarono le proprie biblioteche personali.

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Mummia di Jeroen Elfferich – licensed under CC BY-NC-SA 2.0

In seguito le donazioni, specialmente negli ultimi anni, hanno permesso al Museo Egizio di arricchire ulteriormente la propria biblioteca.

Vediamo i reperti più importanti del Museo Egizio di Torino

La collezione del Museo Egizio raccoglie quasi 40.000 pezzi che vanno dall’epoca paleolitica a quella copta.

Il Papiro delle miniere d’oro

Il Papiro delle miniere d’oro proviene dal sito minerario di Berenice Pancrisia, un antico insediamento urbano che si trova nel deserto nord-orientale dell’attuale Sudan.

Il Papiro fu rinvenuto da una spedizione italiana composta dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni, Manlio Sozzani, Giancarlo Negro e Luigi Balbo, utilizzando una mappa araba del IX secolo nella quale era riportata una miniera.

Questa scoperta fu considerata così importante tanto da dare vita ad una nuova branca dell’archeologia, ovvero la Nubiologia.

Il Papiro delle miniere d’oro, chiamato anche Papiro di Seti, faraone della 19° dinastia egizia – 1324 a.C. circa – 1279 a.C. – (anche se alcuni ritengono che questa attribuzione non sia corretta), rappresenta una via attraversata da diverse miniere d’oro.

Si ipotizza che la mappa sia stata realizzata da una spedizione egizia alla ricerca di una cava di basanite (antichi marmi colorati) e viene considerata come la più antica mappa stradale conosciuta.

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Papiri di Marco Vanoli – licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Papiro dei Re

Il Papiro dei Re, conosciuto anche come il Papiro di Torino, rappresenta una delle fonti più importanti sulla sequenza dei sovrani e faraoni egizi e risale alla 19° dinastia egizia, si suppone durante il regno del faraone Ramses II, il quale regnò fra il 1290 a.C. ed il 1224 a.C.

Il Papiro dei Re, scritto in ieratico (l’antica forma di scrittura egizia), riporta un’introduzione dei re divini e semidivini risalenti al Periodo predinastico dell’Egitto, l’elenco dei sovrani e dei faraoni dall’unificazione del Basso Egitto con l’Alto Egitto, il numero dei loro anni ed è l’unica lista reale del periodo antecedente all’Età Tolemaica.

Il Papiro fu acquistato nel 1820 a Tebe da Bernardino Drovetti.

I dettagli esatti del ritrovamento e la sua collocazione originaria non sono stati chiariti, tuttavia si suppone che il papiro sia stato rinvenuto in qualche antica tomba egizia.

Il governo Piemontese acquistò il Papiro dei Re a cavallo fra il 1823 ed il 1824, poi venne danneggiato durante il trasporto e ricomposto una volta arrivato a Torino.

Purtroppo l’ultima colonna (o le ultime due secondo alcuni) sono irrimediabilmente perdute.

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Scarab di Roberto Venturini – licensed under CC BY 2.0

La prima descrizione del Papiro di Torino è stata redatta dall’archeologo ed egittologo francese Jean-François Champollion nel 1824, poi venne ricomposto nel 1826 dall’egittologo tedesco Gustav Seyffarth nel 1826 basandosi sullo studio della trama fibrosa vegetale.

L’obiettivo era di comporre una lista oggettiva dei sovrani egizi secondo l’esatta collocazione temporale.

Vi sono altre liste reali egizie, redatte per scopi diversi, tuttavia nessuna di esse è obiettiva e non riporta la durata dei vari sovrani, poiché hanno uno scopo celebrativo e non cronologico.

Il Papiro dei Re di Torino è pertanto l’unica lista dell’età faraonica egizia.

La tomba (intatta) di Kha e Merit

La tomba di Kha e Merit è una delle Tombe dei nobili dell’area denominata Necropoli Tebana, sulla sponda occidentale del fiume Nilo, vicino alla città di Luxor ed è stata scoperta nel 1906 dall’archeologo Ernesto Schiaparelli.

La Necropoli Tebana serviva come luogo di sepoltura per i nobili oltre che per i funzionari connessi alle case regnanti dell’antico Egitto.

La tela funebre, un tessuto dipinto scoperto a Gebelein (nell’Alto Egitto) nel 1930 dall’egittologo Giulio Farina.

I rilievi di Djoser, faraone della 3° dinastia egizia, considerato il fondatore dell’Antico Regno, che va dal 2680 al 2180 a.C. ed era figlio del faraone Khasekhemui, ultimo sovrano della 2° dinastia e della regina Nimaathap.

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Hathor di Rocco Lucia – licensed under CC BY 2.0

Il sarcofago ed il corredo della regina Nefertari, oltre che la pianta in scala della sua tomba.

Nefertari (1295 –1255 a.C.) fu la grande sposa reale del faraone Ramesse II detto il Grande, faraone della 19° dinastia ed è una delle regine meglio conosciute di tutta la storia egizia, oltre che una delle più potenti ed influenti.

La regina Nefertari era nota per la sua grande istruzione e grazie alla sua conoscenza mantenne diverse relazioni diplomatiche con gli altri sovrani dell’epoca.

Sito del museo Egizio di Torino: https://www.museoegizio.it

La Cappella dedicata a Maia ed a sua moglie Tamit.

Maia è stato un artista di quasi 3.400 anni fa e la sua tomba, scoperta nel villaggio degli operai a Deir-el-Medina, risale all’epoca del faraone Tutankhamon.

Il tempio rupestre di Ellesija, scavato nel 1430 a.C. su volere di Thutmose III (1481 – 1425 a.C.) faraone della 18° dinastia egizia.

È il più antico tempio rupestre della Nubia, che comprende l’Egitto Meridionale e la parte settentrionale del Sudan ed era dedicato al dio Horus, alla dea Satet ed al faraone stesso.

La statua della dea Iside, della dea Sekhmet e del faraone Ramses II, scoperte dall’archeologo padovano Vitaliano Donati a Karnak, in prossimità di Luxor, all’interno del tempio della dea Mut.

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