Il Santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio, nell’omonima frazione di Giaveno, in Val Sangone, è uno dei monumenti religiosi più famosi del Piemonte.
Infatti il Santuario di Nostra Signora al Selvaggio, nonostante non sia ricco di opere d’arte, come altri monumenti di culto piemontesi, è costante meta di fedeli e turisti.
Il complesso è anche soprannominato la Lourdes delle Prealpi, grazie alla fedele riproduzione, al suo interno, della grotta francese di Massabielle.
Storia del Santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio
Il toponimo Selvaggio, secondo la teoria più accreditata ha origine nell’italianizzazione dei nomi serre e vacho.

Nell’antica lingua provenzale serre sta per altura o altopiano, mentre vacho significa mucca, indicando probabilmente un luogo all’epoca dedito al pascolo delle mandrie.
Il primo documento che menziona Selvaggio risale al 17 luglio 1513, citando l’esattore delle tasse Tommaso di Pertusio, signore di Villarbasse e notaio del re Carlo II di Savoia.
Tommaso di Pertusio impose ad ogni capofamiglia locale di pagare ogni anno, alla festa di Sant’Andrea un’emina castagne commestibili, probabilmente corrispondente a circa 250 grammi.
Dove oggi sorge il Santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio, già nel 1608 vi era una piccola cappella mariana, dotata di un modesto campanile.

Gli unici reperti rimasti dell’antico edificio sono due statue lignee di sant’Antonio Abate e san Rocco, attualmente collocate dietro l’altare maggiore del santuario.
Nel 1908 la chiesetta accolse il cappellano e teologo Carlo Bovero, già professore presso il seminario di Giaveno, giunto in valle per celebrare la messa festiva nelle borgate.
Data che l’antica era cappella ormai fatiscente, Bovero volle erigere una nuova chiesa, riuscendo a coinvolgere popolazione locale, Arcidiocesi di Torino, nobilità torinese e casa reale.
Lo stesso anno l’architetto bresciano Giulio Valotti stese il progetto, poi la chiesa fu eretta a tempo di record, anche grazie all’aiuto della popolazione ed al lavoro di numerosi scalpellini, sotto la guida dei fratelli Mollar.

La chiesa venne consacrata il 22 agosto 1909 dal cardinale torinese Agostino Richelmy e dedicata al culto mariano di Nostra Signora di Lourdes.
L’anno successivo fu inaugurato il monumento alla Madonna Incoronata, nel cortile adiacente, infatti quando la chiesa non riusciva ad accogliere tutti i fedeli, le funzioni venivano celebrate all’aperto, davanti al monumento.
La chiesa divenne subito meta di grandi pellegrinaggi, rivelandosi ben presto insufficiente, così nel maggio 1915 Carlo Bovero ne annunciò il rifacimento, portando alla realizzazione dell’attuale Santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio.
L’architetto Giulio Valotti presentò i nuovi progetti, mentre l’esecuzione tecnica fu affidata al capomastro di Coazze Andrea Bramante.

Dopo l’interruzione a causa della prima guerra mondiale, i lavori ripresero subito dopo il 1918 e, il 21 agosto 1926 il Santuario di Nostra Signora di Lourdes fu consacrato il dall’arcivescovo di Torino Giuseppe Gamba.
L’architetto Valotti partecipò anche all’ingrandimento e decorazione della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, voluta da Don Bosco, oltre che autore della chiesa di Santa Rita, nell’omonimo quartiere torinese.
A inizi anni ’30 la decorazione interna del santuario venne affidata ad Antonio Mario Guglielmino e del cugino Maurizio Guglielmino, già impiegati in diverse chiese e palazzi nobili del torinese, oltre che docenti presso le rinomate Scuole Tecniche Operaie San Carlo.
Nello stesso periodo il pittore piemontese Giuseppe Ughetti eseguì gli affreschi angelici nella galleria del presbiterio.
Facciata e interni
Il Santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio, in stile neoromanico è lungo ben 48 metri, con una cupola alta 32, mentre ai lati si elevano le due torri campanarie che raggiungono l’altezza di 52 metri.
Sul portone troviamo il mosaico raffigurante l’Immacolata Concezione, ai lati dell’ingresso un bassorilievo in bronzo ed un mezzobusto del teologo Carlo Bovero, poi un’altra opera bronzea dedicata ai militari del 3º Reggimento alpini.

La galleria absidale ospita le due statue dell’antica cappella del 1608, che rappresentano i santi Antonio abate e Rocco, poi un bassorilievo dell’arcivescovo torinese Richelmy e diversi quadri ex voto.
Il santuario di Giaveno è famoso per la fedelissima riproduzione della grotta di Massabielle di Lourdes, con due statue di San Paolo di Tebe, considerato dalla tradizione cristiana il primo eremita e san Padre Pio.
L’unica cappella del Santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio, in fondo alla navata destra è dedicata alla francese Santa Maria Bernardetta Soubirous, conosciuta come Bernadette ed è interamente affrescata.
