Cuneo e provincia sono famose per i pregevoli vini, l’immenso patrimonio storico, artistico e culturale e le incantevoli Langhe, incluse nella lista dei beni del Patrimonio dell’Umanità.
Cuneo ha una storia piuttosto recente, infatti è uno dei pochi capoluoghi dell’Italia Settentrionale ad avere origini moderne e non romane.
Storia di Cuneo
Si conosce poco sull’antichità di Cuneo, alcuni ritrovamenti presso Contrada Mondovì, nel centro storico indicano una possibile presenza romana, secondo altri nella zona sorgeva la Contea di Auriate.
Sebbene non si conosca l’esatta collocazione, si suppone che la città di Auriate, municipio romano e sede episcopale fosse tra Cuneo e Saluzzo, mentre la sua fine, intorno all’XI-XII secolo è attribuita ai Magiari (Ungheria) o ai Saraceni.

Il Pizzo di Cuneo compare la prima volta nei documenti del giugno 1198, secondo i quali il borgo nacque con il consenso dell’abate di San Dalmazzo e la protezione del vescovo di Asti, conseguentemente all’esodo dai territori sotto il dominio del marchese di Saluzzo.
Il neonato borgo attirò popolazioni vicine soggette ai vincoli feudali, infatti nel 1204 il marchese Manfredo II di Saluzzo si alleò con i signori di Ceva, Busca, Clavesana e Monferrato dichiarando guerra sia a Cuneo che Asti, tuttavia perse e dovette sottomettersi agli astigiani.
Nel 1210 i marchesi di Saluzzo e Monferrato occuparono militarmente Cuneo, interrompendone l’autonomia, poiché il borgo perse l’appoggio del vescovo di Asti.
Infatti secondo alcuni documenti di Tolosa (Francia) sull’inquisizione dei catari, eretici cristiani, si sospettò che Cuneo avesse ospitato alcuni catari in fuga, accusa gravissima per l’epoca, giustificando l’intervento del marchese di Saluzzo, il quale non vedeva l’ora di riaffermare il proprio dominio.
Cuneo rinacque nel 1230 grazie ad una spedizione milanese guidata da Oberto de Ozeno, podestà di Milano nel 1203 poiché l’anno precedente Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Savigliano, per liberarsi dai marchesi chiesero aiuto a Milano, promettendo di attenersi ai precetti del comune lombardo.

Dopo il fallimento della prima spedizione i cuneesi nominarono Oberto de Ozeno loro signore, il quale condusse diverse operazioni militari contro i marchesi, tuttavia venne catturato e giustiziato.
Per rappresaglia i milanesi, insieme ai cuneesi, vercellesi e piacentini nel 1231 mossero guerra al marchese del Monferrato, strappandogli sia il borgo che il castello di Chivasso.
Così Cuneo tornò autonoma espandendosi sia sotto il profilo demografico che economico, poi nel 1260 strinse alleanza con Carlo I d’Angiò, futuro Re di Napoli e figlio del sovrano di Francia Luigi XVIII.
L’alleanza divenne sempre più profonda, tanto che nel 1306 la zecca di Napoli si trasferì a Cuneo, che dal 31 marzo 1307 poté battere moneta, diventando centro dei domini angioini in Piemonte.
Infatti nel 1309, alla morte del sovrano Carlo II d’Angiò tutti i nobili del Regno di Napoli giunsero a Cuneo per giurare fedeltà al nuovo re, ovvero Roberto d’Angiò, detto il Saggio.
Cuneo divenne capitale di un distretto che arrivava alle valli Gesso, Stura, Grana e Vermenagna, aveva un proprio statuto, batteva moneta, vantava franchigie sia commerciali che fiscali oltre ad ospitare diverse logge di mercanti lombardi, pisani, genovesi, veneziani, provenzali e catalani.
Nel 1382 Cuneo passò ai Savoia attraverso un accordo tra Amedeo VI, detto il Conte Verde e la regina Giovanna I d’Angiò, poiché quest’ultima voleva riprendersi il Regno di Napoli dopo la morte del marito Andrea d’Ungheria.

Amedeo VI, in cambio dei domini angioini in Piemonte promise alla regina appoggio militare, impresa che però gli costò la vita poiché morì di peste il 1° marzo 1383 a Santo Stefano di Campobasso.
Con il passaggio ai Savoia Cuneo da borgo commerciale divenne città militare, infatti nel giro di due secoli si trasformò in borgo-fortezza, nello stesso periodo si affermò il ceto borghese, dedito a commercio e libere professioni, imponendosi sia economicamente che socialmente.
Cuneo: la città degli assedi
Nel 1515 gli svizzeri assoldati dal Duca di Milano assediarono Cuneo per sbarrare il passo alle truppe di Francesco I di Francia, poi dopo sei giorni di assedio, in cambio di 4.000 scudi si ritirarono.
Nel 1542 il generale francese Claude d’Annebault assediò la città, tuttavia dopo pochi giorni dovette ritirarsi.
Nel 1557 un altro assedio francese, questa volta guidato dal maresciallo Carlo Cossè, duca di Brissac, ma venne sconfitto dai cuneesi guidati dal conte torinese Carlo Manfredi Luserna d’Angrogna.
L’eroica resistenza fu premiata da Emanuele Filiberto di Savoia, che con il diploma del 1559, oltre a diversi privilegi concesse a Cuneo il titolo di città.

Con la morte di Vittorio Amedeo I di Savoia scoppiò la guerra civile piemontese tra i madamisti di Maria Cristina, la Madama Reale ed i principisti, seguaci di Maurizio e Tommaso di Savoia.
Cuneo venne assediata dalle truppe madamiste nel luglio 1639, poi dopo sei giorni, data la tenace resistenza dei cuneesi fu tolto l’assedio.
Le truppe madamiste riassediarono Cuneo nel 1641 e, anche se patteggiava per i principi dopo 50 giorni dovette arrendersi e, grazie al valore dimostrato in battaglia ottenne buone condizioni di resa.
Nel giugno 1691, dopo aver occupato Avigliana e Pinerolo, il generale francese Nicolas Catinat assediò Cuneo, forte della propria superiorità numerica e della precedente vittoria presso Staffarda (CN).
Il primo assalto fu condotto dal maresciallo Fouquieres, tuttavia si rivelò disastroso, tanto che i francesi dovettero ritirarsi nei propri accampamenti.
Così il generale Catinat sostituì il maresciallo Fouquieres con il Bullonde che, invece di fare meglio lasciò il campo di battaglia appena seppe dell’arrivo di un corpo di cavalleria guidato dal principe Eugenio di Savoia.

Eugenio di Savoia dipinto da Jacob van Schuppen – licensed under CC BY-SA 4.0
Infatti dopo soli 17 giorni di assedio i francesi si ritirarono verso Racconigi, lasciando sul campo più di 4.000 morti, oltre a munizioni, cannoni a bandiere.
Nel 1744, durante la guerra di successione austriaca le truppe franco-spagnole avanzarono in Piemonte per raggiungere l’Austria.
Dopo un velocissimo assedio al forte di Demonte (CN) i franco-spagnoli raggiunsero Cuneo, difesa dal barone tedesco Karl Sigmund Friedrich Wilhelm von Leutrum.
Il barone Leutrum, che i cuneesi soprannominavano familiarmente Barùn Litrùn, fu chiamato da Carlo Emanuele III di Savoia per la sua grande esperienza militare e la famosa incorruttibilità.
La prima bomba francese colpì le mura cittadine il 15 settembre ed i cuneesi risposero immediatamente al fuoco, motivati dal barone Leutrum che ormai amava talmente Cuneo da definirla la sua città.
Il 29 settembre il re giunse in soccorso da Saluzzo con 25.000 uomini ed il giorno successivo si consumò la battaglia di Madonna dell’Olmo, oggi frazione di Cuneo.
I franco-spagnoli vinsero la battaglia, tuttavia erano esausti e con scarse munizioni, inoltre l’alluvione dei giorni seguenti distrusse diversi ponti, lasciandoli quasi isolati.

Sfruttando la debolezza avversaria, l’8 ottobre una colonna di 900 piemontesi riuscì ad entrare a Cuneo, poi due giorni dopo ne entrò un’altra di 500, ridando morale a truppe e popolazione.
I piemontesi aumentarono le incursioni notturne contro gli assedianti, ai quali restavano solo 15 cannoni attivi, inoltre le prime nevicate sui passi alpini rischiavano di lasciarli bloccati in Piemonte, così il consiglio di guerra presieduto da Filippo I di Spagna, tolse l’assedio.
La notte tra il 21 e 22 ottobre i franco-spagnoli lasciarono Cuneo, avviandosi verso una lunga e tormentata marcia verso la valle Stura, poiché vittime di fame, gelo e attacchi della popolazione.
Il barone Friedrich Leutrum rimase a Cuneo come governatore, alla sua morte fu composta la ballata Barùn Litrùn, riscuotendo grande successo in Piemonte per oltre due secoli.
Nel Settecento la città subì una profonda trasformazione dell’architettura religiosa, assumendo una nuova immagine in chiave barocca.
Inoltre, pur mantenendo il ruolo di città fortezza si adeguò alle nuove tecnologie dell’epoca, come i mulini a ruote idrauliche per la torcitura del filo di seta, diventando centro di esportazione e importazione del tessuto.
Nel 1799 i francesi assediarono Cuneo, poi furono allontanati dall’esercito austro-russo per pochi mesi, mentre l’anno successivo con la battaglia di Marengo Napoleone Bonaparte prese controllo dell’Italia settentrionale.
Nel 1801 Cuneo fu annessa all’Impero Francese divenendo capoluogo del dipartimento della Stura, il cui territorio corrisponde quasi all’attuale provincia cuneese.
L’occupazione napoleonica ebbe anche effetti positivi, fu fondata la biblioteca, ampliato il cimitero e costituito il Teatro della Società, l’attuale Civico Boselli.

Con il ritorno dei Savoia, nel 1814 per Cuneo iniziò un periodo molto florido, nacque il primo asilo infantile cattolico, furono ampliate le scuole elementari e aperta la prima scuola tecnica.
Inoltre prosperarono i mercati, soprattutto legati a tessile, castagne e bovini di razza piemontese, animando l’economia e favorendo lo sviluppo del sistema bancario.
Durante il Risorgimento Cuneo fu sede della Scuola Militare Polacca in esilio, precisamente nel 1862, inoltre tenne a battesimo i Cacciatori delle Alpi, volontari garibaldini che nella seconda guerra d’indipendenza italiana combatterono contro l’esercito imperiale austriaco.
Il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria, entrando di fatto nel primo conflitto mondiale, dipinto dalla propaganda interventista come evento di breve durata che non avrebbe coinvolto i territori italiani, e invece sconvolse la vita di un’intera nazione.
Ai soldati, spesso male equipaggiati occorrevano vestiti e cappotti, e nella sola città di Cuneo 2.235 lavoratrici confezionarono 36.698 abiti, spesso in laboratori di fortuna o nelle case.
Delle scarpe se ne occuparono le concerie di Bra, diventando i principali fornitori sia dell’Arsenale Militare di Torino e del 34° Reggimento di Artiglieri di Rodi.
La prima guerra mondiale causò un forte crisi agricola, poiché lo spopolamento delle campagne raggiunse il 60%-70%, a dimostrazione che furono proprio i figli della terra a combattere e morire al fronte.
Durante la seconda guerra mondiale Cuneo, oltre a pagare un prezzo altissimo fu uno dei maggiori centri della Resistenza, teatro di scontri, rappresaglie ed eccidi, come quello di San Benigno.
Il 2 febbraio 1945, un gruppo di fascisti per vendicare l’uccisione di un loro commilitone, presso la frazione San Benigno fucilarono 14 giovani dai 18 ai 26 anni, poiché ritenuti sospetti partigiani.
Duccio Galimberti
La piazza centrale di Cuneo è dedicata a Duccio Galimberti, avvocato e partigiano cuneese, a cui dedichiamo un breve accenno per comprendere il clima dell’epoca.
Il 26 luglio 1943, giorno successivo alla caduta di Mussolini, Duccio Galimberti si affacciò alla finestra del suo studio di piazza Vittorio, (oggi piazza Galimberti), arringando la folla.

Il Galimberti divenne la figura più importante della Resistenza piemontese, trasformando il suo studio in un centro sia organizzativo che operativo.
Il 28 novembre Duccio Galimberti venne arrestato in una panetteria di Torino, all’epoca centro di smistamento di messaggi e documenti, poi il 2 dicembre fu prelevato al alcuni fascisti dell’Ufficio Politico di Cuneo e portato nella caserma cittadina delle brigate nere.
Galimberti subì un cruento interrogatorio che lo ridusse in fin di vita, poi la mattina seguente venne finito a colpi di pistola sulla statale Cuneo-Centallo, all’altezza di torre Croce
4ª Divisione Alpina “Cuneense
La storica 4ª Divisione Alpina Cuneense, costituita nel 1935 aveva nei ranghi il 1° e 2° Reggimento Alpini, il 4º Reggimento artiglieria alpina e la Compagnia Mista Genio.

La divisione combatté nel giugno 1940 contro i francesi, quando attaccarono una posizione italiana sulle Alpi oltre a bombardare le zone industriali di Savona e Genova, poi lo stesso anno in Albania, contro i greci.
Nel luglio 1942 la divisione Cuneense fu inviata sul fronte russo, raggiunse prima la zona tra Izium e Uspenskaia e poi fu dislocata a Millerowo, circa 900 km da Kiev.
Dopo i primi contatti con i russi a inizio dicembre 1942, il 17 dello stesso mese le colonne corazzate dell’Armata Rossa sfondarono il settore a destra della Cuneense, poi dopo il secondo sfondamento del 17 gennaio 1943, fu autorizzata la ritirata.
La Cuneense, stremata da giorni di marce e combattimenti, l’alba del 28 gennaio 1943 fu circondata dal 6º Corpo di cavalleria sovietico, nei pressi di Valuiki, vicino al confine ucraino ed i superstiti, insieme a ciò che restava della Brigata alpina “Julia” di Udine, furono costretti alla resa.
La Divisione Cuneense nel 1942 contava 17.460 uomini, in Italia ne tornarono solo 1.300.
Nel dopoguerra la ripresa economica si basò sul comparto agricolo, infatti il reddito prodotto dall’agricoltura nel cuneese toccava il 42,7% contro il 17% dell’intero Piemonte, mentre quello industriale superava di poco il 22%.

Nei decenni la provincia ha sviluppato una forte economia industriale, pur mantenendo la sua tradizione agricola e di allevamento, poi negli ultimi decenni gli investimenti nel settore enogastronomico hanno fatto fiorire anche l’economia agrituristica.
Inoltre c’è stato un forte incremento del turismo, grazie alla bellezza delle Langhe ed al suo immenso patrimonio storico, artistico e culturale.
Cosa visitare a Cuneo
Cuneo è ricca di siti e monumenti storici, come la cattedrale di Santa Maria del Bosco, realizzata nel XVII secolo in stile barocco e neoclassico, poi completata nell’Ottocento.

Il complesso Monumentale di San Francesco, classificato come monumento nazionale poiché rara testimonianza medievale della città, oltre che sede del Museo Civico di Cuneo.
Il Santuario della Madonna degli Angeli del XV secolo, l’elegante chiesa barocca di Sant’Ambrogio, risalente al Cinquecento e quella di Santa Croce, anch’essa barocca, realizzata tra il 1709 e il 1715 e ricca di opere d’arte.
La bellissima chiesa di San Sebastiano e quella dal sacro Cuore di Gesù, realizzata a fine Ottocento in stile gotico e neoromanico.
Poi la chiesa di Santa Chiara, eretta nel 1917 e rimaneggiata nel 1828, ricca di decorazioni e affreschi e quella di Santa Maria della Pieve, realizzata nella seconda metà del Seicento.
Edifici storici
Casa Basso, torre medievale poi ampliata nel Quattrocento, i recenti restauri hanno riportato alla luce le antiche decorazioni in mattoni e Casa Quaglia, affrescata nel Cinquecento con motivi cavallereschi, araldici e simbolici.
L’elegante Palazzo Simone, realizzato nel Settecento dall’architetto cuneese Pio Eula su commissione dei Bruno Conti di Samone e la caratteristica Palazzina Galliano in stile liberty, edificio color rosa del 1911.
Palazzo della Torre, ovvero il vecchio Palazzo di città con la sua Torre Civica alta 52 metri, dalla cella campanaria si può ammirare Cuneo, Langhe e Alpi ed è visitabile in determinati periodi dell’anno.
Il Palazzo della prefettura, realizzato dall’ingegnere torinese Pietro Carrera tra il 1877 e 1882 e Palazzo Giusiana, un insieme di 4 cellule medievali rimaneggiate durante il Seicento.

Villa Oldofredi Tadini, risalente tra il XIV e XV secolo e inserita nel sistema Castelli Aperti, promosso dalle Province di Cuneo, Alessandria, Asti e dalla Regione Piemonte.
Il Teatro Toselli, nato nel 1803, in piena occupazione napoleonica quando 39 cittadini si costituirono in Società, dando inizio alle attività teatrali.
Il teatro era privo di platee, ognuno si portava la sedia oppure la affittava a teatro, mentre gli intervalli duravano circa un’ora, per permettere alle persone di recarsi alla vicina osteria.
Poi nel 1857 il cuneese Giovanni Toselli costituì la Compagnia drammatica nazionale, favorendo anche la riscoperta della commedia piemontese.
Musei
Il Museo Civico di Cuneo, presso il Complesso Monumentale di San Francesco, racconta la storia del territorio partendo dalle più antiche testimonianze preistoriche fino all’età moderna, inoltre ospita una ricca biblioteca e l’Archivio Storico, consultabili su appuntamento.
Il Museo Casa Galimberti, al numero 6 dell’omonima piazza, residenza e studio professionale di Tancredi Galimberti, eroe della Resistenza.
La casa divenne Museo nel 1974 con il lascito testamentario del fratello Carlo Enrico, conserva oggetti, documenti, ricordi e riviste dell’Ottocento e inizio Novecento, oltre ad una ricchissima biblioteca.
Visitando le varie stanze possiamo ammirare diverse opere d’arte come dipinti e sculture, oltre a respirare l’atmosfera dell’epoca.
Infine il Museo Diocesano di Cuneo che, incentrato su opere del complesso di San Sebastiano racconta spiritualità, società e storia del territorio cuneese.
