Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso: storia e tesori sacri

L’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso si trova all’imbocco della Val di Susa, nel comune di Buttigliera Alta, precisamente a circa venti chilometri da Torino, tra Avigliana e Rivoli.

Infatti percorrendo la strada statale 25 del Moncenisio, in direzione Avigliana, sulla sinistra parte un incantevole viale alberato che conduce presso l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, uno dei più pregevoli monumenti di arte medievale in Piemonte.

Indice dei contenuti:

  1. Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso: la Precettoria in Val di Susa sulla Via Francigena
  2. Architettura gotica e il significato del simbolo Tau
  3. Il polittico di Defendente Ferrari presso l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso

L’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso: la Precettoria in Val di Susa sulla Via Francigena

Il complesso era tappa dell’antica Via Francigena, percorsa da mercanti, pellegrini e crociati, poiché dall’Europa occidentale portava a Roma, poi si proseguiva in Puglia dove c’erano gli imbarchi per la Terrasanta.

Non a caso la Valle di Susa è ricca di segni passaggio e sosta nei pressi dell’antica Via Francigena, come l’affascinante Sacra di San Michele e l’Abbazia di Novalesa.

Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso

Il nome Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, la cui definizione corretta è Precettoria, secondo diversi storici combinerebbe il toponimo rivus inversus, ovvero un canale nelle vicinanze, con la dedica al santo.

Le precettorie erano strutture medievali che comprendevano chiesa, alloggio dei monaci, foresterie, magazzini, poderi e spesso sia un lazzaretto che un giardino dove si coltivavano erbe officinali e curative.

L’Ordine Antoniano e la cura delle infermità

Nel 1188 Umberto III di Savoia, detto il Beato donò un terreno ai canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne, in seguito noti come Antoniani, un ordine ospedaliero e monastico-militare medievale

L’intento era creare una struttura sia per dare ristoro ai pellegrini che percorrevano la Via Francigena, sia per curare gli affetti dal fuoco di sant’Antonio, parecchio diffuso tra i poveri a causa della cattiva alimentazione.

Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso val susa

I monaci ne curavano le piaghe con ungenti ricavati dal grasso di maiale, questo spiegherebbe perché nella religiosità popolare il suino fu poi associato a Sant’Antonio, che in seguito divenne patrono di macellai, salumai e animali domestici.

Uno dei simboli usati dagli Antoniani, presente anche in alcune parti dell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso è la lettera greca tau (τ), che ricorda sia la croce cristiana che la stampella usata dagli ammalati.

Inoltre secondo alcuni studiosi di greco antico, la lettera tau alluderebbe alla parola thauma, traducibile come meraviglia o prodigio.

L’antico ospedale dell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, di cui resta solo la facciata con decorazioni in cotto, ebbe un ruolo importante anche durante la peste di prima metà Trecento.

antica precettoria val sua

Nota: il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio, presso l’abbazia si svolge la benedizione di animali e mezzi agricoli, oltre alla processione nelle cascine vicine per benedire anche le stalle.

All’epoca l’economia della precettoria si basava sui proventi di coltivazione e pascoli, poiché comprendeva poderi, mulini e cascine, poi nei secoli i possedimenti crebbero grazie ad acquisti, lasciti testamentari e donazioni.

Infatti, anche grazie alla protezione dei Savoia l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso divenne una potenza economica, anche se non paragonabile alla vicina Sacra di San Michele.

Poi nel 1776 papa Pio VI soppresse l’ordine Antoniano ed i possedimenti furono assegnati all’Ordine Mauriziano, attuali detentori dell’Abbazia Sant’Antonio di Ranverso.

Breve curiosità: l’Abbazia è stata luogo di ripresa per alcune scene del film La terza madre, diretto nel 2007 dal celebre regista romano Dario Argento.

Architettura gotica e il significato del simbolo Tau

L’antico nucleo romanico conserva poche tracce, infatti l’aspetto gotico è frutto di diversi interventi nei secoli; la facciata è abbellita da decorazioni in terracotta, mentre nella volta centrale del portico possiamo ammirare un affresco del Cinquecento.

gotico piemontese

I pilastri che sorreggono le volte presentano capitelli e mensole decorati con sculture raffiguranti teste umane, di animali e volti mostruosi che, secondo l’usanza medievale richiamano il conflitto tra bene e male in forma allegorica.

La chiesa originaria era a navata unica, poi con la crescita di prestigio e il conseguente aumento dei fedeli, venne ampliata anche con le due navate laterali.

Il ciclo di affreschi di Giacomo Jaquerio

L’interno dell’Abbazia Sant’Antonio di Ranverso è ricchissimo di affreschi, alcuni emersi durante i restauri del 1914 e in buona parte opera del pittore torinese Giacomo Jaquerio, attivo nel Quattrocento.

Giacomo Jaquerio Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso

Nella cappella di San Biagio, a destra, possiamo ammirare l’affresco che raffigura scene di vita del santo, oltre a quello della Madonna con il Bambino tra San Bernardino da Siena e Sant’Antonio Abate.

Nella prima cappella a sinistra sono affrescati episodi della Maddalena, datati fine Trecento, mentre nell’ultima un ciclo di storie attribuito a Giacomo Jaquerio crappresenta Annunziazione, Visitazione e Natività.

Il presbiterio è ricchissimo di affreschi del medesimo pittore, sulla parete sinistra la Madonna in trono con santi, sotto diverse figure di re e profeti dell’Antico Testamento.

affreschi gotici Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso

Nella parete opposta Sant’Antonio abate con vari personaggi e animali, secondo alcuni sarebbe una cerimonia in onore del santo, poi un Cristo che si erge dal sepolcro con accanto i simboli della passione.

Nella cappella della sacrestia conserva pregevoli affreschi, sempre di Giacomo Jaquerio che raffigurano i quattro Evangelisti, un’Annunciazione, i santi Pietro e Paolo, la Preghiera nell’Orto degli Ulivi e la celebre Salita al Calvario.

Il polittico di Defendente Ferrari presso l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso

Poi il polittico dell’altare maggiore, considerato uno dei capolavori del Rinascimento, fu eseguito dal pittore di Chivasso Defendente Ferrari e rappresenta la Natività.

Defendente Ferrari Abbazia di Sant'Antonio di Ranverso

Poco dopo metà Ottocento il frate barnabita Luigi Bruzza, mentre consultava antichi archivi di chiese e municipio di Moncalieri, si imbatté nel libro rosso del Comune, una sorta di registro delle deliberazioni comunali fin dal medioevo.

Il libro indicava come il 21 aprile 1530 la città di Moncalieri affidò a Defendente Ferrari l’incarico di eseguire il polittico, come grazia ricevuta da Sant’Antonio Abate per la fine della pestilenza lo stesso anno.

polittico Defendente Ferrari Val di Susa

Le minuziose istruzioni richiedevano che al centro vi fosse la Madonna con il Bambino, circondata dai santi Antonio Abate, Rocco, Sebastiano e Bernardino, mentre sulle predelle almeno sette storie del santo.

Il compenso al pittore fu di 800 fiorini, più 10 grassi segusini di piccolo taglio, e dal documento emerge come l’opera, fin dalla sua commissione fosse destinata all’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso

Il polittico, terminato l’anno successivo fu portato in solenne processione presso l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, poi nei secoli seguenti Moncalieri continuò a mandare una delegazione nel giorno della festa del santo.

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