Sacra di San Michele: storia dell’abbazia nella Val di Susa

La Sacra di San Michele di architettura romanica e gotica è stata realizzata fra il X ed il XIII secolo e si trova nel comune di Sant’Ambrogio di Torino.

La Sacra di San Michele è facilmente raggiungibile con mezzi motorizzati seguendo le numerose indicazioni che conducono al parcheggio.

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Abbazia di Comune di Rifreddo – licensed under CC BY-SA 4.0

Per chi ama camminare in montagna è possibile partire da Sant’Ambrogio seguendo la mulattiera, oppure dal comune di Chiusa di San Michele, mentre chi ama le escursioni può partire da borgata Mortera, nel comune di Avigliana, salire verso Punta dell’Ancoccia per poi scendere al Colle della Croce Nera.

Sempre per gli amanti delle escursioni in montagna, dalla Sacra di San Michele parte il sentiero dei Franchi che dopo circa 60 km conduce al comune di Oulx, a 1.100 metri di altezza.

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Infine per gli appassionati di roccia è possibile raggiungere la Sacra attraverso la via ferrata Carlo Giorda ai piedi del monte Pirchiriano, nel comune di Sant’Ambrogio di Torino.

La Sacra di San Michele il cui nome completo è Abbazia di San Michele della Chiusa si trova in cima al Monte Pirchiriano (alto 962 metri ) al confine fra la Pianura Padana e le Alpi Cozie e sovrasta i comuni di Chiusa di San Michele e Sant’Ambrogio di Torino.

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Foto di Cristian Buda – licensed under CC BY-SA 4.0

La Sacra di San Michele oltre ad essere uno dei più importanti elementi architettonici presenti sull’arco alpino è anche uno dei simboli del Piemonte.

Il periodo di massimo splendore della Sacra di San Michele è stato fra il XII ed il XV secolo, quando rappresentava uno dei principali centri spirituali in Italia dell’Ordine di San Benedetto (benedettini).

Nel luogo dove sorge la Sacra di San Michele in epoca romana vi era un presidio militare che fungeva da vedetta sulla Via Cozia, un’antica strada romana che collegava Torino (Augusta Taurinorum) con la Francia, infatti alla Sacra vi è una lapide in ricordo di una delle famiglie romane che vi dimorarono nel I secolo.

In seguito la Sacra venne utilizzata dai Longobardi come posto di guardia contro le incursioni dei Franchi.

Dopo la conversione dei germanici al cattolicesimo, i Longobardi praticavano il culto micaelico riservando una particolare venerazione all’arcangelo Michele, attribuendogli virtù guerriere simili a quelle del Dio germanico Odino.

Federico Barbarossa (l’imperatore) ereditò il culto micaelico, lo tramandò poi al nipote Federico II di Svevia che a sua volta lo introdusse nel Sacro Romano Impero.

In realtà si ipotizza che il culto legato a San Michele Arcangelo fosse già presente nella zona della Valle di Susa nel VI secolo, poiché si presume che in quel periodo di tempo sia stata eretta una piccola cappella dedicata appunto a San Michele Arcangelo.

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Eclissi totale di luna del 21 gennaio 2019 di Elio Pallard – licensed under CC BY-SA 4.0

La data di edificazione del complesso della Sacra di San Michele va dal 999 al 1002, mentre secondo altri è identificabile leggermente prima, fra il 983 ed il 987.

Le opere iniziali di costruzione non sono chiare poiché scarse di documenti; gli scritti più antichi rimandano ad un monaco chiamato Guglielmo che verso la fine dell’XI secolo, in un suo scritto (Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa) indica il 966 come data di fondazione della Sacra.

Tuttavia il monaco Guglielmo nello stesso scritto indica l’inizio dei lavori fra il 999 ed il 1003, durante il pontificato di papa Silvestro II (Gerberto di Aurillac).

Poi Giovanni Vincenzo, arcivescovo ed in seguito eremita sul monte Caprasio (di fronte alla Sacra di San Michele) fece realizzare un’altra costruzione oggi parte della cripta della chiesa.

Verso la fine del X secolo il responsabile dell’Abbazia di Saint-Michael de Cuxa, sui Pirenei francesi, fece aggiungere un cenobio (luogo dove i monaci fanno vita comune) dedicato ai monaci ed ai pellegrini.

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Interno di Revol Web – licensed under CC BY-SA 2.0

Fra il 1015 ed il 1030 l’amministrazione dell’edificio fu data all’abate Adverto di Lezat della diocesi di Tolosa, in Francia e si presume che nello stesso periodo venne disegnato il progetto della nuova chiesa dall’architetto piemontese Guglielmo da Volpiano, chiesa che verrà costruita in seguito.

Intorno alla metà dell’XI secolo l’abbazia fu affidata ai monaci benedettini (Ordine di San Benedetto), i quali offrendo protezione alla popolazione ed asilo ai pellegrini, donarono un progressivo sviluppo spirituale all’abbazia.

In quel periodo numerosi pellegrini percorrevano la Via Francigena, fermandosi alla Sacra per trovare riposo e ristoro spirituale, infatti nello stesso periodo fu edificata la foresteria, staccata dal monastero.

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Panorama di Katell-Ar-Gow – licensed under CC BY-NC-ND 2.0

La Via Francigena è una delle strade (dette anche vie romee) che dall’Europa occidentale conduceva a Roma, qui si proseguiva verso la Puglia dove al porto di Brindisi c’erano gli imbarchi per raggiungere la Terrasanta.

Secondo i pochi documenti disponibili la parte settentrionale del complesso della Sacra di San Michele (oggi in rovina) venne realizzato nel XII secolo probabilmente dall’abate Ermengardo, reggente del monastero dal 1099 al 1131.

La struttura con tutta probabilità era molto imponente, con 5 piani e dei possenti muraglioni.

Oggi di questa parte del complesso rimangono solo dei ruderi poiché andò in decadimento dalla prima metà del 1600 a causa del passaggio delle truppe francesi e poi durante l’assedio di Torino nel 1706, sempre da parte dei francesi.

L’inizio dei lavori della nuova chiesa (quella attuale) non è di facile datazione, si suppone che la costruzione del basamento risale fra il 1110 ed il 1120, partendo dai progetti iniziali dell’architetto piemontese Guglielmo da Volpiano.

Passando dal portale della chiesa si arriva allo scalone dei Morti, definito tale perché in tempi antichi era fiancheggiato da delle tombe.

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Interno di Roger Joseph – licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Qui si trova la porta dello Zodiaco, dove gli stipiti sono decorati con rilievi che rappresentano i segni zodiacali, poiché anticamente rappresentavano lo scorrere del tempo.

Nel 1362 la Sacra di San Michele cadde in declino, precisamente quando il principe Giacomo di Savoia-Acaia venne esautorato dei suoi poteri e possedimenti per insubordinazione verso la Casa Savoia.

Filippo II di Savoia-Acaia, figlio di Giacomo di Savoia-Acaia, per vendicarsi fece distruggere il Palazzo abbaziale di Sant’Ambrogio e saccheggiare il borgo, anche grazie all’appoggio dell’abate di allora, tale Pietro III di Fongeret.

Nel 1381 Amedeo VI di Savoia chiese a Papa Urbano VI (Bartolomeo Prignano) di sopprimere l’autorità dell’abate presso la Sacra di San Michele; il monastero fu amministrato da un commendatario e gestito solo dai Padri Priori, perdendo così la propria autonomia.

Nel 1622, dato che nel complesso vi erano solo tre monaci, il cardinale Maurizio di Savoia convinse Papa Gregorio XV a sgomberare il monastero, così la Sacra cadde in stato di abbandono per circa due secoli.

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Antonio Stella – licensed under CC BY-SA 4.0

Un aneddoto interessante legato alla Sacra di San Michele è la leggenda della “Bell’Alda”.

Sul lato settentrionale del complesso vi è la torre della “Bell’Alda”, una ragazza del posto vissuta probabilmente fra il XIII ed il XIV secolo.

La leggenda narra che la giovane per sfuggire a dei soldati di ventura si ritrovò in cima alla torre senza più alcuna via di fuga e dopo aver pregato preferì gettarsi nel precipizio piuttosto che farsi catturare.

Sempre la leggenda narra che degli angeli le vennero in soccorso e la bell’Alda invece di perdere la vita atterrò al suolo miracolosamente illesa.

In seguito la giovane volendo dimostrare ai suoi compaesani quanto le era accaduto, si gettò nuovamente dalla torre ma la sua vanità le costò la vita.

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Esterno di Italo Losero -licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Arriviamo al 1836 quando Carlo Alberto di Savoia offrì ad Antonio Rosmini, fondatore dell’Istituto della carità, di stabilirsi presso la Sacra di San Michele per riportala al suo antico splendore e nell’agosto dello stesso anno Papa Gregorio XVI (Bartolomeo Alberto) nominò amministratori della Sacra i padri Rosminiani.

Re Carlo Alberto affidò ai Rosminiani anche le salme di 24 reali di casa Savoia, traslate dal duomo di Torino e conservate nella Chiesa in sarcofagi di pietra.

In occasione della traslazione delle salme venne realizzato il Sentiero dei Principi, oggi un percorso naturalistico che dalla frazione Mortera del comune di Avigliana conduce alla Sacra di San Michele.

La storia narra che la notte del 25 ottobre del 1836 un corteo portò le salme reali dal duomo di Torino fino alla sacra di San Michele.

A cavallo fra il XIX ed il XX secolo la Sacra fu oggetto di importanti interventi architettonici voluti dall’architetto ed archeologo portoghese Alfredo d’Andrade, poi naturalizzato italiano.

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Tramonto di Andrea Mucelli – licensed under CC BY-NC-SA 2.0

A cavallo fra gli anni ’70 ed ’80 il celebre scrittore Umberto Eco si è ispirato alla sacra di San Michele per ambientare il suo romanzo più famoso, Il Nome della Rosa.

Il complesso fu anche proposto per girare le scene dell’omonimo film del 1985, diretto da Jean-Jacques Annaud, tuttavia per motivi di costi la scelta venne scartata.

Il 14 luglio del 1991 la Sacra di San Michele ha accolto la visita di papa Giovanni Paolo II, poiché si era recato presso la diocesi di Susa per la beatificazione del vescovo Edoardo Giuseppe Rosaz, fondatore della congregazione delle suore Francescane Missionarie di Susa.

Sito della Sacra di San Michele: https://www.sacradisanmichele.com

Nel 2011 lo scrittore ferrarese Marcello Simoni ha parzialmente ambientato alla sacra di san Michele il suo romanzo: Il mercante di libri maledetti.

Nella notte del 24 gennaio 2018 è divampato un incendio sul tetto del Monastero Vecchio della Sacra, causando ingenti danni ma fortunatamente senza danneggiare le parti architettoniche di maggiore rilevanza.

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