Chiesa di San Michele di Cavaglià: storia, arte e barocco

La chiesa di San Michele di Cavaglià sorge su un’area di antichissima sacralità, e rappresenta oggi uno dei più significativi esempi di barocco piemontese del territorio.

L’edificio, situato lungo l’antica Via Francigena, custodisce capolavori d’arte e architettura firmati da maestri come Alessandro Antonelli, autore della celebre Mole Antonelliana di Torino.

Dalle origini pagane alla nuova chiesa di San Michele di Cavaglià

La storia di Cavaglià, in provincia di Biella, affonda le sue radici in un passato antichissimo, quando fede e territorio si fondevano in maniera indissolubile.

veduta della navata centrale della chiesa di San Michele a Cavaglià

Infatti, la chiesa di San Michele sorge in un’area già sacra in antichità, poiché le tracce di un antico “Cromlech” pre-romano, un cerchio di pietre rituale, suggeriscono una sacralità millenaria dell’area.

Nei secoli sorse una pieve medievale dedicata a San Michele Arcangelo, il “guerriero di Dio” molto amato dai Longobardi e protettore delle vie di pellegrinaggio.

Cavaglià era punto di passaggio dell’antica Via Francigena ed i Longobardi furono i primi a trasformare Michele nel loro patrono nazionale, vedendovi la versione cristiana del dio guerriero Odin, poiché la sua figura con spada e corazza parlava direttamente alla loro cultura militare.

Nel tempo, l’antica pieve divenne insufficiente per la crescente popolazione del borgo così nel 1779 fu deciso di abbatterla per erigere l’attuale chiesa di San Michele, risparmiando il campanile di fine Cinquecento, che vediamo ancora oggi.

cupola della chiesa di San Michele a Cavaglià

L’idea di erigere la nuova chiesa fu anche conseguenza delle tensioni del 1723 tra la nobiltà riformatrice e la popolazione locale; quest’ultima molto legata alle tradizioni della vecchia pieve.

All’epoca, il conte Agostino Avogadro, esponente di una delle principali famiglie di Cavaglià, voleva sostituire l’antico altare maggiore ligneo, ritenuto ormai vecchio e fatiscente per la nobiltà, con uno in marmo o scagliola, più consono al prestigio della sua casata.

Tuttavia, la popolazione locale si oppose fermamente, poiché vedeva nel vecchio altare un simbolo di continuità devozionale, e la tensione fu tale che si rischiarono disordini pubblici.

Tale episodio fu uno dei fattori che, decenni dopo, portò alla decisione di abbattere l’antica pieve per erigere l’attuale chiesa di San Michele di Cavaglià.

facciata

Architettura ed evoluzione: da Filippo Castelli ad Alessandro Antonelli

Il cantiere iniziò intorno al 1780 sotto la direzione dell’architetto astigiano Filippo Castelli, che unì istanze della nobiltà locale e necessità di spazio del popolo, con l’eleganza del barocco piemontese.

La costruzione, simbolo di orgoglio e prestigio per la comunità, fu anche finanziata da famiglie storiche locali come Salino, Avogadro e Rondino.

La chiesa di San Michele di Cavaglià, consacrata nel 1798, fu oggetto di interventi nei secoli, tra cui quelli dell’architetto novarese Alessandro Antonelli, autore della celebre Mole Antonelliana di Torino e della cupola che torreggia sulla Basilica di San Gaudenzio di Novara.

La facciata che domina la piazza è più recente rispetto al corpo della chiesa, poiché i lavori furono completati solo nel 1886, seguendo lo stile del neoclassicismo tardo-ottocentesco.

affreschi interni e opere d'arte

La chiesa ha una sola navata di grandi dimensioni, mentre le decorazioni a chiaroscuro che simulano rilievi architettonici su pareti e volte, furono eseguite dal 1838 sotto la direzione di Alessandro Antonelli.

Uno degli elementi caratteristici della chiesa di San Michele di Cavaglià è la sua poderosa cupola centrale.

Le vetrate della lanterna catturano la luce naturale, che poi piove dolcemente verso l’area del presbiterio e dell’altare maggiore, creando un forte contrasto con la penombra della navata per enfatizzare lo spazio sacro.

Il patrimonio artistico di Cavaglià tra marmi, affreschi e opere d’arte

Il progetto dell’altare maggiore in marmi policromi si deve alla matita dell’architetto Filippo Castelli, mentre la traduzione in pietra è opera del marmorista torinese Pietro Casella tra il 1792 e il 1798.

altare maggiore con dipinto nella chiesa di San Michele di Cavaglià

La struttura decorativa dell’area è dello stuccatore Giovanni Cattaneo, il quadro centrale che raffigura San Michele Arcangelo è del pittore Balloco (attivo tra fine XVIII e inizio XIX secolo), mentre il sontuoso baldacchino in legno dorato, dell’intagliatore biellese Lorenzo Giuseppe Vigliani.

Dietro l’altare maggiore si apre lo spazio del coro, dove la bellezza del legno si sposa con la vivacità del colore.

Infatti, nelle pareti dell’abside troviamo pregevoli stalli lignei realizzati nel Settecento probabilmente da Pietro Giuseppe Auregio Termine, esponente di una dinastia di scultori del legno attivi nel Biellese.

cappelle laterali e opere d'arte della chiesa di san Michele di Cavaglià

Gli stalli provengono dal monastero di Santa Maria della Sala ad Andorno Micca (BI), arrivando alla chiesa di San Michele di Cavaglià dopo la soppressione degli ordini religiosi, durante l’occupazione napoleonica di inizio Ottocento.

Le sei cappelle che ritmano la navata seguirono i disegni di Filippo Castelli, mentre l’esecuzione delle decorazioni e delle parti plastiche fu affidata a Giovanni Cattaneo.

Infine, l’organo della chiesa di San Michele di Cavaglià fu realizzato nel 1821 e inaugurato lo stesso anno, opera dei fratelli Serassi, storica famiglia di organari bergamaschi.

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