La Basilica di Superga di Torino: bellezza, arte e leggenda

La Basilica di Superga in stile tardo barocco e neoclassico è stata realizzata fra il 1717 ed il 1731 sotto la direzione dell’architetto messinese Filippo Juvarra e sorge sul colle omonimo, uno dei più alti della città con i suoi 672 metri.

La basilica è raggiungibile sia in automobile che attraverso la Tranvia Sassi Superga, nota anche come Dentiera.

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Foto di Andrea Mucelli – licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Ci sono diverse teorie alla base del nome Superga, tuttavia nessuna di esse si basa su fonti storiche accertate.

Secondo alcuni il nome Superga potrebbe avere delle antiche origini longobarde, derivando dal nome Saroperga, la donna proprietaria dei boschi circostanti, mentre altri suppongono che il nome sia di origine germanica, ovvero Serrapergia.

Il progetto per la realizzazione della Basilica di Superga risale al 1715 per opera dell’architetto Filippo Juvarra, su volere del re Vittorio Amedeo II.

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La Basilica di Superga è anche considerata monumento celebrativo, poiché venne costruita come ringraziamento alla Vergine Maria dopo che l’esercito sabaudo sconfisse i francesi.

La storia narra che durante l’assedio di Torino nel 1706 da parte delle truppe francesi, il 2 settembre dello stesso anno Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Savoia (principe di Carignano) salirono sul colle di Superga per osservare la città assediata.

Qui Vittorio Amedeo II si inginocchiò davanti ad un vecchio pilone giurando solennemente che, in caso di vittoria sui francesi, avrebbe fatto edificare un monumento dedicato alla Madonna.

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Cinque giorni dopo, il 7 settembre del 1706, nei campi appena fuori città (gli attuali quartieri Madonna di Campagna e Lucento) si consumò la battaglia durante la quale i francesi furono sconfitti dai piemontesi.

I lavori per la realizzazione della Basilica di Superga iniziarono il 20 luglio del 1717 sotto la guida dell’architetto messinese Filippo Juvarra, poi inaugurata con una solenne cerimonia il 1° novembre del 1731, alla presenza di re Carlo Emanuele III di Savoia.

Assedio di Torino del 1706 e storia della Basilica di Superga

Nel 1706 il re di Francia Luigi XIV con il suo esercito occupò le terre della Savoia e di Nizza, con l’intenzione di invadere il Piemonte.

Torino si preparò allo scontro con i francesi creando barricate, togliendo il selciato dalle strade per evitare le schegge provocate dalle cannonate, tagliando i tronchi dei boschi circostanti per evitare che i nemici trovassero rifugio e facendo scorta di viveri per almeno 4 mesi.

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Assedio di Torino, dipinto di Karl von Blaas licensed under CC BY-SA 4.0

L’esercito piemontese contava circa 6.000 uomini più altri 5.000 della milizia urbana, mentre i francesi il 12 maggio del 1706 erano alle porte della città con un esercito di 60.000 soldati.

Il divario numerico e le capacità belliche erano di gran lunga sfavorevoli, tuttavia la posta in gioco per i piemontesi era la sopravvivenza.

Tutto dipendeva dal coraggio e dalla tenacia dei piemontesi, anche se l’Austria aveva promesso di inviare in aiuto 28.000 soldati austriaci.

Il 12 maggio del 1706 i battaglioni francesi si accamparono alle porte di Torino, nei territori che comprendono l’attuale Venaria ed i quartieri Regio Parco e Lucento.

Torino fu sottoposta ad un intenso fuoco di bombardamento per 4 mesi.

Il 28 agosto dello stesso anno, Eugenio e Vittorio Amedeo II di Savoia salirono sul colle di Superga per studiare il campo di battaglia nemico.

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Amedeo II e il Principe Eugenio sul colle di Superga – dipinto di Giuseppe Pietro Bagetti

Fu proprio sul colle di Superga che individuarono un possibile punto debole del nemico, decidendo di concentrare gli attacchi in quella zona.

Eugenio e Vittorio Amedeo II di Savoia salirono nuovamente a Superga il 2 settembre ed entrarono nella chiesa che allora faceva da parrocchia per gli abitanti della collina.

Secondo il Barone Felice Pastore (storico), durante la messa Vittorio Amedeo II di Savoia si prostrò alla statua della cappella facendo voto che, se la Vergine Maria avesse donato loro la vittoria sui francesi, egli avrebbe fatto erigere in quel luogo un tempio dedicato alla Vergine Maria.

È bene precisare che, ovviamente siamo nel terreno delle ipotesi, quindi non è certo dove, come e quando Vittorio Amedeo II di Savoia proferì il suo voto.

Il 6 settembre l’esercito piemontese si schierò alle spalle dei francesi, nella zona fra il torrente stura ed il fiume Dora Riparia, pronti a sferrare l’attacco il giorno seguente.

Alle 10 di mattina del 7 settembre 1706 iniziò una battaglia violentissima fra i piemontesi ed i francesi, nella quale i transalpini ebbero la peggio e furono definitivamente sconfitti.

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La popolazione di Torino durante i festeggiamenti per la liberazione dall’assedio venne a sapere del voto di Vittorio Amedeo II sul colle di Superga ed attribuì la vittoria anche alla Vergine Maria.

I festeggiamenti colorarono Torino di bandiere e stendardi, mentre sulla cittadella torreggiava la bandiera con al centro lo stemma di Vittorio Amedeo Il di Savoia.

La popolazione dedicò diverse preghiere di ringraziamento nei luoghi di culto cittadini, specialmente presso la Basilica della Consolata, una chiesa particolarmente cara ai torinesi.

Vittorio Amedeo II di Savoia secondo alcuni storici, passata l’euforia della vittoria sui francesi si dimenticò del voto.

Fu il presbitero piemontese Sebastiano Valfrè (beatificato dalla Chiesa nel 1834) che il 13 Febbraio del 1707 scrisse una lettera a Vittorio Amedeo II ricordandogli il voto.

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Sebastiano Valfrè nella sua lettera esprimeva il desiderio di realizzare la chiesa in onore della Vergine Maria, anche in un luogo diverso dal colle di Superga, purché si tenesse fede al voto.

Altri sostengono che il duca Vittorio Amedeo II di Savoia non avesse dimenticato il voto, semplicemente Torino usciva da una guerra e si trovava in condizioni disastrose, sia a livello strutturale che economico.

Infatti una volta tolte le barricate, ristrutturate le strade, le case e le chiese danneggiate, Vittorio Amedeo II mantenne il suo voto.

La costruzione della Basilica di Superga venne affidata all’architetto Filippo Juvarra ed i lavori iniziarono nel maggio del 1716 con l’abbattimento della vecchia chiesa e l’abbassamento del colle.

L’abbassamento del colle di Superga impiegò circa 100 operai che nell’arco temporale di un anno abbassarono il colle di ben 40 metri.

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Foto di Ardash Muradian – licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Una aneddoto curioso è la conservazione del materiale scavato dal colle per essere utilizzato nella costruzione della Basilica di Superga, come aveva chiesto lo Juvarra.

Tutto questo materiale formato da marmi, pietre, legname e mattoni venne depositato ai piedi della salita che porta al colle di Superga, per questo motivo la località sottostante al colle prese poi il nome di Sassi.

La prima pietra della Basilica di Superga venne posata il 20 luglio del 1717, precisamente sotto il grande pilastro che divide la sacrestia dalla cappella dedicata alla beata Margherita di Savoia.

Per realizzare la chiesa venne usato il marmo delle cave di Foresto, Frossasco, Gassino Torinese e Frabosa, l’onice venne estratto dalle cave cuneesi di Dronero e Busca, mattoni e calce vennero preparati sul posto mentre la sabbia fu scavata dove il torrente Stura di Lanzo confluisce nel fiume Po.

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Cupola di Paris Orlando – licensed under CC BY-SA 4.0

Il 13 settembre del 1730 Vittorio Amedeo II abdicò in favore del figlio Carlo Emanuele III e verso la fine dello stesso anno la Basilica di Superga era quasi completata, mancava solo la residenza del Re che tuttavia non venne terminata.

Il 23 ottobre del 1731 Carlo Emanuele III nominò i 12 convittori e la sera del 31 ottobre il reverendo Gian Francesco Arborio di Gattinara, grande elemosiniere del Re, benedisse la Basilica di Superga in presenza di Filippo Juvarra.

La Basilica venne aperta al pubblico il giorno seguente, mentre la consacrazione ebbe luogo il 12 ottobre del 1749, tenuta dal cardinale Carlo Vittorio Amedeo Ignazio Delle Lanze.

La funicolare tranvia Sassi Superga lunga circa 3 km (nota anche come dentiera) fu aperta nel 1884.

Collega il quartiere Sassi con il colle di Superga, a poche centinaia di metri dalla Basilica, ha i vagoni del 1884 e le rotaie del 1934.

Arriviamo al 4 maggio del 1949, quando l’aereo che trasportava il Grande Torino partito da Lisbona, andò ad infrangersi sul retro della Basilica di Superga.

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Nella tragedia morirono giocatori, dirigenti, accompagnatori, giornalisti ed equipaggio.

La tragedia di Superga ebbe un enorme impatto emotivo sia a Torino che nell’intera nazione, poiché il Grande Torino era il fiore all’occhiello italiano in ambito sportivo.

Il giorno dei funerali a Torino era presente quasi un milione di persone.

A ricordo della tragedia di Superga sul retro della Basilica è presente una lapide, meta di pellegrinaggio sia di sportivi che non ed ogni 4 maggio viene celebrata una solenne messa in ricordo delle vittime.


Bellezze della Basilica

La Basilica di Superga è lunga 51 metri e la sua cupola raggiunge l’altezza di ben 75 metri.

Queste sue dimensioni imponenti e la sua collocazione a 672 metri sopra il livello del mare, oltre a renderla visibile da grandi distanze offre un panorama mozzafiato sia su Torino che sulla catena delle Alpi.

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Panorama da Superga di Andrea Volpato – licensed under CC BY-SA 2.0

La Basilica di Superga è stata realizzata anche per esprimere un significato simbolico di potere, perché progettata per essere in linea diretta con l’asse (Stradone di Francia) che collega la Reggia di Venaria ed il Castello di Rivoli, formando un triangolo che rappresentava il potere dei Savoia.

La Basilica di Superga si sviluppa attorno alla chiesa con pianta a carattere circolare, con un pronao (la parte anteriore di qualsiasi edificio che abbia forma simile ad un tempio) sorretto da 8 colonne e sormontato da una enorme cupola in stile barocco, mentre ai lati si elevano due campanili.

L’interno della Basilica è decorata da diverse sculture, opera dei fratelli torinesi Filippo ed Ignazio Collino.

Nel libro scritto da Nino Carboneri sulla costruzione della Basilica di Superga, nel capitolo Bilanci e calcoli di spese, si evidenzia come un vero e proprio esercito di artigiani del posto lavorarono al progetto dell’architetto Juvarra in qualità di stuccatori, piccapietre, fabbri, trabuccanti, riquadratori, fabbri, muratori e diverse altre figure.

All’interno della Cripta Reale, riccamente decorata, sono conservati i feretri di Carlo Alberto, Vittorio Emanuele I, Vittorio Amedeo II e del figlio Carlo Emanuele III, mentre Carlo Felice di Savoia, secondo le sue volontà, fu sepolto all’abbazia reale di Altacomba, nella Savoia francese.

Sul retro della Basilica di Superga si trova il convento che ospitò i padri dell’Ordine dei Servi di Maria dal 1966 fino al 2015, poi dal chiostro del convento è possibile accedere alla sala dei Papi.

Nella sala dei Papi è conservata la raccolta su tela, unica al mondo, di tutti i pontefici da San Pietro apostolo (considerato dalla Chiesa cattolica il primo papa) in avanti, esposti in ordine cronologico.

Sempre nella stessa sala vi sono i ritratti degli antipapi, ovvero coloro che furono eletti papa della Chiesa cattolica secondo delle procedure non facenti parte del diritto canonico, quindi considerati dalla Chiesa cattolica usurpatori dell’autorità e del potere del pontefice.

Fra gli antipapa figurano Felice V, ovvero Amedeo VIII di Savoia (1383 – 1451).

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Foto di Paolo Serena – licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Sul piazzale esterno destro della Basilica di Superga è presente un monumento dedicato alla memoria di Umberto I di Savoia, Re d’Italia dal 1878 al 1900, poi ucciso dall’anarchico di Prato Gaetano Bresci nell’agguato di Monza del 29 luglio 1900.

Il monumento è una colonna corinzia di granito con un capitello di bronzo, sulla colonna vi è un’aquila trafitta da una freccia che simboleggia la morte di Umberto I di Savoia.

Sito della Basilica di Superga: http://www.basilicadisuperga.com

Il Monumento venne realizzato dallo scultore milanese Tancredi Pozzi su commissione di Vittorio Emanuele III di Savoia ed inaugurato il 7 maggio del 1902.

Ai piedi della colonna si trova una statua che raffigura un guerriero celtico che simboleggia la città di Torino.

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