Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo: barocco novarese

La Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo rappresenta il cuore storico e spirituale del borgo, un gioiello architettonico che conserva secoli di devozione e arte novarese.

Dalle antiche radici medievali fino all’arrivo delle reliquie dei Santi Zeno e Tecla nel 1615, il monumento sacro narra l’identità di una comunità attraverso l’architettura di Ercole Marietti e lo splendore del barocco.

Indice:

  1. Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo: dalle origini al 1555
  2. Momo e l’identità locale: l’arrivo dei Santi Zeno e Tecla
  3. Chiesa della Natività di Maria Vergine: l’arte barocca novarese
  4. Momo e i tesori d’arte sacra: cappelle e simulacri

Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo: dalle origini al 1555

La storia della chiesa ci riporta direttamente al cuore dell’antico borgo medievale.

Infatti, l’edificio nasce dalle spoglie della chiesa Santa Maria de castro Mummi, documentata già nel XII secolo, ed è frutto di due momenti di grande rinascita religiosa.

navata centrale della Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo

Il primo cantiere del 1555-1560 fu decisivo, poiché trasformò l’antica cappella castrense, legata al castello dei Cavallazzi, in chiesa parrocchiale, segnando l’autonomia religiosa del borgo.

Poi vi fu la radicale ristrutturazione del 1684: qui la sopraelevazione della navata diede alla chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo, quell’imponenza necessaria a svettare sul tessuto urbano, riflettendo il prestigio della parrocchia.

I lavori furono diretti dal parroco Bernardino Zoppis; tuttavia, il nome dell’architetto non è documentato, evento non raro per le parrocchie novaresi dell’epoca.

Infatti, spesso i disegni venivano affidati a capomastri o architetti attivi nei grandi cantieri di Novara, come quelli legati al Duomo o alla Basilica di San Gaudenzio, operando in provincia senza che il loro nome fosse formalmente registrato nei contratti locali.

entrata a visuale centrale della Basilica di san Gaudenzio di Novara

Momo e l’identità locale: l’arrivo dei Santi Zeno e Tecla

La chiesa della Natività di Maria Vergine funse da motore identitario del borgo, specialmente dal 15 novembre 1615, con la consegna delle reliquie dei Santi Zeno e Tecla.

L’evento fu possibile anche grazie a Giovanni Battista Cavagna, illustre cittadino di Momo.

Le sue frequentazioni a Roma, spesso oggetto di discussioni, gli permisero comunque di ottenere le reliquie, mentre il vescovo di Novara Carlo Bascapè, collaboratore di San Carlo Borromeo, prima della sua morte avvenuta il 6 ottobre 1615, ne aveva garantito l’ufficialità.

Poi, il 24 novembre 1615, l’atto pubblico del notaio Moroni legalizzò il possesso delle reliquie dei Santi Zeno e Tecla, con una cerimonia solenne che coinvolse l’intera comunità, trasformando la chiesa della Natività di Maria Vergine in un santuario identitario.

decorazioni del presbiterio della Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo

Da quel momento, Momo non fu più solo un borgo agricolo o castrense, bensì il custode di corpi santi.

Ercole Marietti e i grandi restauri architettonici

Nel 1860 la cappella dedicata ai patroni Zeno e Tecla fu rimaneggiata secondo il progetto dell’architetto novarese Ercole Marietti (1825–1906), donandole il decoro monumentale che il popolo richiedeva per i propri martiri.

Ercole Marietti fu uno degli architetti più influenti del novarese dell’epoca, noto anche per i lavori alla Cupola di San Gaudenzio accanto al celebre Alessandro Antonelli, autore della Mole Antonelliana di Torino.

Nel 1914 vi fu un massiccio intervento all’apparato decorativo; infatti molti degli affreschi che vediamo oggi, nella navata centrale e nei sottarchi risalgono a quell’epoca.

affreschi sulla volta della navata centrale e finestre decorate

Negli anni ’30 il campanile iniziò a presentare cedimenti e crepe; così, per evitare un crollo improvviso su chiesa o abitazioni circostanti, si decise di abbatterlo, mentre l’attuale torre campanaria fu completata nel 1935.

Chiesa della Natività di Maria Vergine: l’arte barocca novarese

Entrando nella chiesa di Momo, mentre la luce della finestra in facciata gioca con i volumi di navata e cappelle, si viene accolti dalla grandiosità delle decorazioni che ricoprono gran parte delle superfici.

L’area del presbiterio ospita l’altare maggiore in marmi policromi e la sua forma attuale risale al 1751.

Prima i fedeli pregavano davanti a una struttura in legno dorato e intagliato; il passaggio dal materiale ligneo al marmo policromo del 1751 fu anche un potente simbolo teologico e sociale.

altare maggiore della Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo

Infatti il legno, come le pietre “povere” rappresentava la chiesa medievale, una fede radicata nelle risorse primarie del territorio, mentre l’introduzione del marmo segnò l’ingresso trionfale di Momo nell’arte barocca novarese.

Anticamente, sopra l’altare c’era un tabernacolo ottagonale in legno, dorato e arricchito da statue di santi; fu realizzato tra il 1615 e il 1618, a conferma di come l’arrivo delle reliquie dei Santi Zeno e Tecla scatenò un vero e proprio fermento decorativo.

Sebbene la struttura lignea sia stata integrata dai rifacimenti successivi, la sua esistenza testimonia un’epoca di grande orgoglio locale, in cui Momo cercava di riflettere lo splendore delle grandi basiliche attraverso l’artigianato d’eccellenza.

Le pareti del presbiterio sono arricchite da affreschi, testimoni di una fede che ha saputo farsi bellezza, mentre alle sue spalle troviamo il coro, anch’esso decorato oltre che ampliato nel 1684 per dare più spazio alle celebrazioni solenni.

Momo e i tesori d’arte sacra: cappelle e simulacri

Il cuore spirituale della chiesa della Natività di Maria Vergine è la cappella dedicata ai Santi Zeno e Tecla, le cui pitture della cupola ne raccontano gloria e martirio.

dettaglio delle decorazioni delle cappelle laterali

Poi troviamo l’altare di San Giovanni Battista, secondo alcuni un richiamo diretto all’omonimo esponente della famiglia Cavagna, colui che portò a Momo le reliquie dei Santi Zeno e Tecla.

Poi la Cappella della Madonna del Rosario, eretta nel 1618, fu voluta dal sacerdote Benedetto Pernate: sopravvissuta ai rifacimenti successivi, testimonia la devozione mariana radicata nei secoli.

Negli altari laterali, i pregevoli dipinti narrano la figura della Vergine e dei santi protettori locali, tra cui Zeno e Tecla: all’epoca, queste opere erano veri e propri libri per chi non sapeva leggere, raccontando gloria e sacrificio dei santi attraverso simboli e colori.

Sebbene siano opere di pregio, l’identità degli autori non è nota, anche se la mancanza di firme non ne inibisca la bellezza, poiché rimangono tra le espressioni più alte dell’arte sacra novarese.

La chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo custodisce sculture di grande fascino e devozione popolare, come i simulacri lignei dei Santi Zeno e Tecla, realizzati nel 1860, che ritraggono i martiri nel riposo eterno.

reliquie dei santi Zeno e Tecla nella Chiesa della Natività di Maria Vergine di Momo

Per dare loro una dimora degna, fu commissionata un’urna vetrina, progettata dall’architetto Ercole Marietti (1825-1906) e finemente intagliata dal maestro Francesco Sella.

Poi la statua della Madonna del Rosario, dorata e vestita; una tipologia di opera, molto amata nel tardo barocco, che prevedeva l’uso di tessuti preziosi per rendere l’immagine sacra più tangibile e regale.

Queste statue erano veri e propri oggetti di culto, curati dalla comunità o da confraternite, che ne cambiavano gli abiti a seconda delle festività.

Sopra il portale di ingresso troviamo l’organo, mentre, abbassando lo sguardo verso il pavimento, ci imbattiamo nel sepolcro di Bernardino Cattaneo, risalente al 1590, membro di una delle stirpi più influenti del novarese.

In sintesi, la storia della chiesa della Natività di Maria Vergine è quella di un luogo sacro, che ha saputo trasformarsi nel tempo senza mai perdere la propria anima e, soprattutto, il proprio legame con la gente di Momo.

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