Arona, splendida perla incastonata sulle sponde piemontesi del Lago Maggiore in provincia di Novara, unisce un immenso patrimonio naturale a secoli di vicende epiche.
In questo articolo scopri la millenaria storia di Arona, dalle radici celtiche ai domini dei Visconti e dei Borromeo e cosa visitare a Arona, tra monumenti iconici come il Sancarlone e panorami mozzafiato.
- Introduzione e origini di Arona
- La storia di Arona: il Medioevo e l’ascesa dei Visconti
- Il dominio dei Borromeo e le guerre d’Italia
- Arona moderna: dai Savoia all’occupazione napoleonica
- Cosa visitare a Arona: guida al turismo e ai monumenti
- Chiese, Musei e Ville storiche di Arona
Introduzione e origini di Arona
Arona si trova sulle sponde piemontesi del lago Maggiore, in provincia di Novara ed è un importante centro sia commerciale che turistico, grazie al suo enorme patrimonio naturale, artistico e storico.
Arona, insieme alla Rocca di Angera, sulla sponda lombarda, in antichità controllava il bacino meridionale del lago Maggiore, nel quale fluiva parte del traffico oltremontano verso Milano e Pavia.

L’aronese fu posseduto da importanti famiglie milanesi, che fecero del lago Maggiore elemento di unione tra le due sponde, infatti l’antico porto militare divenne un importantissimo presidio della potente famiglia Borromeo.
All’inizio l’autonomia della comunità dipese dall’antico monastero del X secolo, la cui autorità fu progressivamente sostituita da quella dei Visconti e dei Borromeo, poi nel Settecento divenne parte dello stato sabaudo.
L’origine del nome è soggetta a diverse teorie, secondo alcuni deriverebbe dalle radici celtiche art (monte) e on (acqua), con il significato di monte sull’acqua.
Secondo altri va interpretato come un accrescitivo di ara, proveniente da area, oppure connesso ad un’antica voce preromana, infine dal latino Ara Dianae (altare di Diana), riferito ad un antico tempio dedicato alla dea romana Diana.
Archeologia: dai Lagoni di Mercurago all’epoca romana
L’area fu abitata fin dalla preistoria, come testimonia il ritrovamento del 1860 presso il Parco naturale dei Lagoni di Mercurago, ovvero il primo insediamento palafitticolo rinvenuto in Italia.
Poi negli anni a venire emersero altri insediamenti risalenti all’età del bronzo ed alcune domus romane; diversi reperti sono conservati presso il Museo civico archeologico di Arona, nella centrale piazza San Graziano.

I primi nuclei abitativi sulla terraferma sarebbero riconducibili a popolazioni Celto-Galliche del III-II secolo a. C. mentre in epoca romana fu luogo di passaggio dell’antica via Mediolanum-Verbannus.
La strada congiungeva l’attuale Milano con il lago Maggiore e infine, al passo del Sempione, anche se a causa delle vallate impervie, all’epoca fu uno dei passi alpini meno frequentati.
Infatti fu solo dopo la conquista romana dell’area corrispondete all’attuale Canton Vallese che, per importanza sia strategica che commerciale, intorno al 47 d. C. fu realizzata una mulattiera militare.
La storia di Arona: il Medioevo e l’ascesa dei Visconti
La storia di Arona inizia ad essere ben documentata intorno al 979, quando tale Amizzone del Seprio, o secondo altre fonti Adamo vi fondò un’abbazia benedettina, dove sarebbero state traslate le reliquie dei martiri Gratiniano e Felino.
La traslazione sarebbe stata menzionata dallo storico milanese del Settecento Giorgio Giulini, nella sua opera sua opera Memorie spettanti alla storia, al governo, alla descrizione della città e campagna di Milano.

Invece secondo altre fonti l’antica abbazia di Arona fu fondata nel 1203, ma in realtà si tratterebbe di castelli con lo stesso nome del centro abitato in cui era inserito l’ente monastico.
Infatti all’epoca non era solo il monastero a generare l’abitato civile, poiché accadeva anche l’esatto contrario.
Nel 1162 il borgo di Arona fu rifugio per diversi milanesi scampati all’assedio dell’imperatore Federico Barbarossa, evento ricordato come distruzione di Milano.
Nei secoli l’abbazia perse progressivamente influenza con il sorgere di diverse autorità civili, prima la potente famiglia lombarda dei Della Torre, detti anche Torriani, poi dal 1277 i Visconti.

Arona, per la sua importanza strategica fu sede di presenze militari e monastiche, le stesse che non permisero un rapido sviluppo comunitario indipendente da influenze esterne.
La guerra civile tra Torriani e Visconti per il Ducato di Milano
Infatti per comprendere storia ed evoluzione di Arona, occorre narrare alcune vicende legate all’antico ducato di Milano.
Se nel XII secolo le signorie milanesi seppero riunire il popolo contro le mire espansionistiche di Federico Barbarossa, in quello successivo furono spesso in contrasto tra loro, generando instabilità e crisi economica.

A metà XIII secolo il potere era in mano ai Della Torre, mentre l’opposizione rispondeva alla casata dei Visconti, abili a soffiare sul malcontento della popolazione.
Il 22 luglio 1262 papa Urbano IV nominò arcivescovo di Milano Ottone Visconti, primo della sua casata, scatenando le ire dei Torriani che miravano a porvi il parente Raimondo della Torre, che invece fu nominato vescovo di Como.
Inoltre vi fu la ferma opposizione di Martino della Torre, all’epoca capo della Credenza di Sant’Ambrogio, l’assemblea del libero comune e della Signoria di Milano.
Infatti il mese successivo Martino della Torre occupò l’arcivescovado milanese, accusando i Visconti di appartenere a movimenti ereticali, un modo per nobilitare il conflitto di potere in una sorta di crociata a difesa della fede.
Nell’aprile 1263 Ottone Visconti, insieme a dei nobili scappati da Milano entrò ad Arona prendendo possesso della sede ambrosiana, ma l’esercito milanese assediò il borgo e Ottone, dopo essersi arreso si rifugiò nel novarese.

Così lo scontro tra Torriani e Visconti divenne una guerra civile lunga oltre dodici anni, portando crisi economica, misure di mantenimento dell’ordine pubblico e conseguente repressione.
Nel 1276 le truppe viscontee, dalla pianura novarese cercavano di varcare il Ticino per raggiungere Milano, mentre da Arona miravano alla conquista della Rocca di Angera, sulla sponda opposta del lago Maggiore.
Nel gennaio 1277 Ottone Visconti occupò sia Lecco che Civate, anche grazie agli aiuti militari di Torino, Asti, Vercelli, Aosta e marchesato del Monferrato, poi quando si unì anche Como, le truppe viscontee tentarono l’attacco da nord.
I Torriani avevano abbattuto le fortificazioni brianzole, per evitare che finissero ai nemici, risparmiando però quella di Desio, a circa 20 chilometri di Milano, poiché vi convergevano le strade provenienti Como, Erba e Lecco.
Il 20 gennaio 1277, mentre le truppe viscontee erano appostate nella vicina Seregno, l’esercito milanese si accampò nella fortezza di Desio, ma ormai i Torriani si erano inimicati la popolazione, che infatti il giorno seguente passò dalla parte dei Visconti.

Qui vi sono diverse versioni, secondo alcuni fu il preposto di Desio, tale don Leonardo ad avvertire i Visconti di attaccare a sorpresa, secondo altri fu un certo Malexeratis, infiltrato a Seregno.
Inoltre una versione vide gli abitanti di Desio aprire le porte ai Visconti, secondo un’altra fu l’attacco visconteo a convincere la popolazione del borgo a ribellarsi ed aprire le porte.
L’alba del 21 gennaio 1277 i Visconti attaccarono a sorpresa, e in realtà la battaglia fu una semplice scaramuccia, incidente più che rimediabile per il governo milanese.
Tuttavia la disfatta fu la cattura di Napoleone della Torre, Signore di Milano e capo indiscusso della casata, che ebbe un effetto psicologico devastante, cambiando radicalmente gli equilibri di potere.
Infatti il giorno successivo Ottone Visconti entrò trionfalmente a Milano e, forte dell’alleanza con i regni piemontesi dell’epoca, bandì la famiglia Della Torre e prese possesso dei territori.
Sotto i Visconti Arona visse un periodo di relativa tranquillità e autonomia, furono erette diverse fortificazioni e nel 1319 l’abate nominò i consoli della comunità, infatti a tale periodo risalgono anche i più antichi statuti comunali.
Il dominio dei Borromeo e le guerre d’Italia
Arriviamo al 1439, quando il duca Filippo Maria Visconti, ultimo della sua casata, regolò i suoi debiti con il banchiere e tesoriere Vitaliano Borromeo, dandogli in feudo Arona.
I Borromeo aumentarono le fortificazioni, costruirono un porto militare sul lago Maggiore e promossero diversi monumenti e istituti religiosi, mantenendo potere su Arona fino all’abolizione dei feudi nel 1797.

Il Cinquecento fu caratterizzato dalle guerre d’Italia (1494-1559), una serie di conflitti combattuti prevalentemente nella penisola, che avevano come obiettivo la supremazia in Europa.
Uno di essi fu la guerra dei quattro anni (1521-1526), che vide Francia e Repubblica di Venezia contro una coalizione formata dal Sacro Romano Impero di Carlo V, Regno d’Inghilterra e Stato Pontificio.
Nel 1521 la Francia attaccò il regno di Navarra (Spagna) ed i Paesi Bassi, poi quando papa Leone X strinse alleanza con Enrico VIII d’Inghilterra e Carlo V, le ostilità scoppiarono anche nella penisola italiana.
Nell’ottobre 1523, quasi 20.000 francesi attraversarono il Piemonte verso Novara, guidati dall’ammiraglio Guillaume Gouffier de Bonnivet, raggiungendo una forza di poco inferiore di mercenari svizzeri.
Il generale romano Prospero Colonna, al soldo degli imperiali ritirò le truppe verso Milano, ma i francesi invece di attaccare si ritirarono negli accampamenti invernali, cercando di prendere la città per fame.
Il 14 novembre 1523 i francesi abbandonarono l’assedio ritirandosi ad Abbiategrasso, poiché da ovest le incursioni li stavano tagliano fuori dalle piazzeforti piemontesi, mentre da est una guarnigione pavese stava venendo in soccorsi ai milanesi.

A fine novembre l’ammiraglio Bonnivet inviò delle truppe nel novarese, passando il Ticino dal ponte di Boffalora e il 3 dicembre giunse alla fortezza di Arona, difesa da un piccolo gruppo di soldati al comando del castellano Anchise Visconti.
L’assedio francese e la difesa della città
I francesi iniziarono a bombardare il 5 dicembre, poi fecero diversi assalti tra il 12 e il 14 dello stesso mese, che costarono la vita a 200 transalpini e appena una decina tra gli aronesi.
Il 16 dicembre, quando i francesi contavano già circa 10.000 uomini, una guarnigione di comaschi in soccorso ad Arona, intercettò sulle sponde del lago trenta barche con centinaia di soldati di Ludovico Borromeo, alleato dei francesi.
I comaschi catturarono tre barche e, mentre il grosso della flottiglia riparò ai castelli di Cannero, in provincia di Verbania, le sei imbarcazioni che tentarono di sbarcare ad Angera, sulla sponda opposta del lago Maggiore, furono annientate dalla guarnigione del castello.
Anche l’assalto del 30 dicembre fallì, poi quando il 4 gennaio giunse in soccorso ad Arona un contingente imperiale, i francesi, dopo aver perso circa 1500 uomini, si ritirarono.
Il 2 ottobre 1538 nacque ad Arona Carlo Borromeo, cardinale e arcivescovo, proclamato santo da papa Paolo V nel 1610 e considerato anima della Controriforma cristiana cattolica, oltre che persecutore di protestanti evangelici.
Arona seguì le sorti del ducato di Milano che, con l’estinzione degli Sforza fu reclamato da francesi e spagnoli, andando poi a Carlo V d’Asburgo che, con diploma imperiale dell’11 ottobre 1540, vi pose al trono il figlio Filippo II di Spagna.

Poi nel 1559, con la Pace di Cateau-Cambrésis anche Enrico II di Francia riconobbe il possesso spagnolo, così il ducato milanese rimase sotto occupazione straniera per il resto della sua storia.
La dominazione spagnola fu spesso caratterizzata da vessazioni, crisi economica e conflitti, come la guerra di successione del Monferrato nella prima metà Seicento, una delle più sanguinose della storia italiana.
Il trattato di Baden del settembre 1714 pose fine alla guerra di successione spagnola, conosciuta soprattutto per il celebre assedio di Torino del 1706, e il ducato di Milano andò agli Asburgo d’Austria.
Gli austriaci vararono diverse riforme che interessarono anche i territori lombardi, tra cui la soppressione della censura ecclesiastica e lo sviluppo dell’industria della seta.
Arona moderna: dai Savoia all’occupazione napoleonica
Con il trattato di Aquisgrana del 1748, che pose fine alla guerra di successione austriaca, Arona andò ai Savoia e, con editto del 3 settembre 1749 la città fu inserita nella provincia di Pallanza.
Nel 1797, anche per l’imminente invasione francese furono aboliti i feudi, così terminò anche il secolare potere dei Borromeo su Arona.

Durante l’occupazione napoleonica la città fu parte del Dipartimento dell’Agogna e, nel 1800, poco dopo la celebre battaglia di Marengo, Napoleone Bonaparte ordinò la demolizione della Rocca Borromea.
Secondo diversi storici la Rocca non fu demolita per ragioni militari, bensì urbanistici, con l’obiettivo di ricavare spazi per realizzare porto e cantiere dei battelli.
Infatti durante l’occupazione napoleonica Arona esaltò il suo ruolo di importante snodo commerciale, che poi mantenne anche dopo la Restaurazione, quando la città tornò al Piemonte.
Il 17 luglio 1817, la bolla papale di Pio VII sciolse il vescovo di Novara dalla subalternità verso la diocesi di Milano, liberando Arona dall’ultimo vincolo che la legava al milanese.
Nel 1838 re Carlo Alberto conferì ad Arona il titolo di città, mentre nel 1848, durante la prima guerra d’indipendenza italiana, la città vide l’arrivo di Giuseppe Garibaldi.

Nel 1855 fu aperta la ferrovia per Novara, favorendo ad Arona la nascita di attività commerciali, industriali e turistiche, mentre tra metà Ottocento e inizio Novecento vi furono importanti lavori per risistemare strade e piazze, anche attraverso acquisizioni di terre comunali.
La grande esondazione e la memoria di Arona
Le intense piogge del settembre 1868 provocarono un eccezionale crescita dei livelli del lago Maggiore, che esondò già il 29 dello stesso mese, raggiungendo i 4,53 metri sopra lo zero idrometrico.
Poi le precipitazioni tra l’1 e il 2 ottobre fecero salire l’acqua del lago di un ulteriore metro e mezzo, rispetto al precedente livello di esondazione.
La notte tra il 3 e 4 ottobre 1868, in poche ore l’acqua del lago Maggiore salì di altri 50 centimetri, raggiungendo il livello di circa 7 metri sopra lo zero idrometrico, sommergendo parte delle isole Borromee.
Nel contempo i centri rivieraschi furono colpiti dall’esondazione, infatti ad Arona vi sono targhe commemorative che indicano l’altezza raggiunta dalle acque del lago, nell’ottobre 1864.
Nella seconda guerra mondiale Arona fu teatro dei rastrellamenti nazisti, evento ricordato come eccidio del lago Maggiore, che nell’autunno del 1943 coinvolse nove località dell’allora provincia di Novara, costando la vita a 57 persone.
Poco dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi occuparono la provincia di Novara, installando il comando presso l’Hotel Beaurivage di Baveno, e tra il 13 e 14 dello stesso mese iniziarono i rastrellamenti degli ebrei.
Il 15 dello stesso mese fu il turno di Arona, dove tra abitazioni private ed alberghi furono prelevate nove persone, delle quali non si seppe più nulla.
Nel dopoguerra Arona, come il resto della nazione visse in pieno il cosiddetto miracolo economico italiano, con una forte crescita sia economica che demografica.
Oggi la sua economia si basa soprattutto su commercio e turismo, oltre ad alcune realtà industriali come la Laica, fondata nel 1946 e specializzata nella produzione di cioccolato e gianduiotti.
Cosa visitare a Arona: guida al turismo e ai monumenti
Arona è ricchissima di storia, arte e cultura, come chiese, edifici storici, Museo Archeologico, Parco dell’antica Rocca, colosso di San Carlo Borromeo e diverse bellezze naturali, come il lungo lago e il Parco naturale dei Lagoni di Mercurago.
Uno dei siti più famosi è il Sacro Monte di Arona che, oltre alla chiesa comprende tre cappelle ed il celebre colosso di San Carlo Borromeo.

Fu realizzato per celebrare san Carlo Borromeo, che nacque ad Arona nel 1538, con un progetto che prevedeva l’imponente statua, la chiesa e quindici cappelle decorate e dedicate ad episodi della vita del santo.
I lavori iniziarono nel luglio 1614, poi a causa delle ricorrenti guerre tra francesi e spagnoli e le conseguenti carestie e pestilenze, delle quindi cappelle ne furono erette solo tre.
La chiesa fu completata solo nel 1725 su progetto dell’architetto milanese Francesco Maria Richini, l’affresco della cupola rappresenta san Carlo al cospetto dei santi Ambrogio e Simpliciano.
All’interno possiamo ammirare la tela del pittore bolognese Giulio Cesare Procaccini, mentre dietro l’altare maggiore troviamo la ricostruzione della Camera dei tre laghi, dove secondo tradizione nacque san Carlo Borromeo.
La camera fu ricostruita utilizzando parte degli arredi scampati alla distruzione napoleonica della Rocca di Arona, oltre ad alcuni cimeli del santo.
Il Colosso di San Carlo Borromeo (Sancarlone)
Il Colosso di san Carlo Borromeo, conosciuto ad Arona anche come Sancarlone fu eretto tra il 1624 e 1698 con lastre di rame battuto a martello, poi riunite con chiodi e tiranti di ferro.

La statua, cava all’interno fu realizzata dallo scultore trevigiano Siro Zanella e dello svizzero Bernardo Falconi, su disegno dell’architetto novarese Giovan Battista Crespi, detto il Cerano.
L’opera rappresenta san Carlo Borromeo in abito talare, nell’atto di benedire Arona con la mano destra, mentre con il braccio sinistro stringe al corpo un volume.
Il colosso fu concepito fin dall’inizio come forte elemento identitario del Sacro Monte di Arona, e il 19 maggio 1698 ricevette la solenne benedizione dall’arcivescovo di Milano.
La statua è visitabile all’interno, salendo le scale che conducono fino alla sommità e, con il piedistallo in granito di 11,70 metri, l’opera raggiunge un’altezza complessiva di 35,10.
Il Colosso di San Carlo Borromeo, per quasi due secoli fu la statua visitabile dall’interno più alta del mondo, superato solo nel 1886 dalla Statua della Libertà di New York che, dai piedi alla punta della fiaccola misura 46 metri.

Infatti lo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi, colui che progettò la Statua della Libertà, soggiornò ad Arona per studiare la struttura del Colosso di san Carlo Borromeo.
La Rocca di Arona e il Parco Borromeo
La Rocca di Arona è uno dei simboli della città, poiché il 2 ottobre 1538 vi nacque San Carlo Borromeo, secondo tradizione nella Camera dei tre laghi.
Il luogo fu abitato almeno dalla tarda età del Bronzo (XIV sec. a.C.) fino all’epoca romana (IV sec. d.C.), parte dei reperti rinvenuti sono conservati presso il Museo Archeologico di Arona.
La Rocca fu eretta a scopo difensivo poco prima dell’anno Mille, sotto controllo longobardo, nel 1227 andò alla casata viscontea, poi nel 1439 il duca Filippo Maria Visconti diede Arona in feudo al banchiere Vitaliano Borromeo.

I Borromeo vi eressero una triplice cinta muraria, la collegarono al borgo ed al porto militare attraverso una scala coperta e, insieme alla Rocca di Angera, sulla sponda lombarda, fu per secoli uno dei principali presidi del lago Maggiore.
La Rocca subì diversi assedi, come quello francese del 1523, quando fu difesa dal castellano Anchise Visconti, lo stesso che nel 1524, maltrattato dal duca di Milano Francesco Sforza, tradì e la consegnò ai transalpini.
Poi fu soggetta ad assedi ed occupazioni da parte di austriaci, spagnoli e piemontesi; oggi ne rimangono solo alcuni resti, poiché fu demolita da Napoleone Bonaparte nel 1800, poco dopo la celebre battaglia di Marengo.
Tra il 1994 e 2000 il Parco della Rocca Borromea di Arona ospitò importanti eventi musicali, poi dopo anni di abbandono riaprì nel settembre 2011; offre rigeneranti passeggiate nel verde ed una splendida vista sul lago Maggiore.
Chiese, Musei e Ville storiche di Arona
La collegiata della Natività di Maria Vergine fu eretta su un precedente edificio di culto risalente a metà XI secolo e, anche se la data esatta di edificazione non è certa, il primo documento relativo alla sua costruzione risale al 1468.
Infatti la chiesa fu eretta nel periodo in cui i Borromeo, oltre a ristrutturare l’apparato difensivo, ordinarono un quasi completo rifacimento dei principali edifici civici.

La chiesa della Natività di Maria Vergine fu fortemente voluta dalla popolazione di Arona, che ne finanziò anche la costruzione, poi se pur incompleta, venne consacrata il 12 marzo 1488.
Fu soggetta ad importanti restauri a inizio Seicento, poi vi furono altri lavori a metà Ottocento, quando fu aperto il grande occhio sulla facciata ed eseguite le decorazioni interne.
L’opera di maggior prestigio è il polittico della Natività, considerato un capolavoro del rinascimento piemontese, realizzato dal pittore vercellese Gaudenzio Ferrari intorno al 1511.
Poi il ciclo di tele mariane del varesino Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone e la tela dell’Immacolata Concezione del milanese Francesco Carlo Nuvolone.
La chiesa dei Santi Martiri, nota anche come di San Graziano, fu edificio abbaziale (di cui non rimangono tracce) dell’antico monastero fondato nella seconda metà del X secolo, attorno al quale si sviluppò il primo centro abitato di Arona.

A metà Quattrocento le condizioni della vecchia chiesa erano tali da dover interrompere le funzioni religiose, così ne fu eretta una nuova e inaugurata il 2 giugno 1489, anche se probabilmente i lavori proseguirono fino al 1506.
Vi furono altri interventi nei secoli, l’ultimo risale al 1850-52, quando il pittore bolognese Gaudenzio Magistrini eseguì anche gli affreschi interni.
La chiesa ospita diverse opere d’arte, come la pala d’altare datata 1480 del pittore Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone e quella ottocentesca del Magistrini.
La suggestiva piazza del Popolo, affacciata sul lago Maggiore è il cuore di Arona, infatti già nel medioevo, sotto i porti dell’antica contrada del porto si teneva il mercato del martedì.

Attiguo all’antico porto commerciale, nel 1447 Vitaliano Borromeo fece costruire anche quello militare, collegandolo alla Rocca attraverso una scala parzialmente coperta.
Il porto era uno dei cinque ingressi di Arona, sorvegliato di notte da una guarnigione armata, mentre le altre porte del borgo venivano chiuse all’imbrunire.
Piazza del Popolo ospita anche l’antico Palazzo di Giustizia in stile gotico lombardo, erroneamente chiamato Broletto, caratterizzato dall’elegante porticato e dai medaglioni ad altorilievo sulla facciata.

Sulla sinistra della piazza troviamo la chiesa di Santa Maria di Loreto, detta anche di Santa Marta, è frutto di diverse fasi costruttive e all’interno accoglie una riproduzione della Santa Casa di Loreto, in provincia di Ancona.
La chiesa fu eretta a fine Cinquecento su progetto dell’architetto brianzolo Martino Bassi, che tuttavia morì nel 1591, così l’anno successivo il cantiere andò al romano Tolomeo Rinaldi, e la prima pietra fu posata nel dicembre 1592.
Sopra l’altare seicentesco possiamo ammirare la statua dell’Assunta, eseguita nel 1613 dallo scultore lombardo Marco Antonio Prestinari; sulle pareti alcuni dipinti ad olio di autori ignoti.

Sui muri esterni della Santa Casa di Loreto, sedici statue raffigurano Profeti e Sibille e datate presumibilmente intorno all’inizio del XVIII secolo, mentre l’unico affresco, risalente al 1530 circa raffigura la Madonna con il Bambino.
Nel 1873 il commendator Angelo Cantoni acquistò dai Borromeo il terreno sul quale nel 1883, il figlio ingegnere Vittorio vi edificò Villa Cantoni, mentre l’altro figlio Tullio, come il padre, fu sindaco di Arona.
Il 29 agosto 1907, in occasione delle Grandi Manovre militari nell’Alto Piemonte, la villa ospitò Vittorio Emanuele, conte di Torino e il ministro della guerra Giuseppe Ettore Viganò.

Nel settembre 1943, la famiglia ebrea Cantoni fu vittima delle stragi naziste, eventi ricordato come eccidio del Lago Maggiore, quando Vittorio Angelo e Irma Finzi, figlio e moglie di Tullo, furono arrestati e fucilati.
Villa Ponti risale alla seconda metà del Settecento e, nonostante le modifiche dei secoli conserva gran parte del suo nucleo originale; l’interno ospita sale di stile eclettico, molto raffinate e ben conservate.
La villa fu costruita intorno al 1760 dal ricco mercante Bartolomeo Pertossi, e prende nome dall’ingegnere Gian Giacomo Ponti, nato ad Arona il 28 dicembre 1878 e docente in elettrotecnica presso il Politecnico di Torino.
Gian Giacomo Ponti fu anche dirigente negli uffici tecnici dell’Azienda Elettrica Municipale di Torino e della statunitense General Electric Company; a lui si deve l’ammodernamento della rete elettrica e telefonica del Nord Italia.

Il Museo civico archeologico di Arona, nella centrale piazza San Graziano conserva reperti sia della città che dell’area del Basso Verbano, coprendo un arco temporale che va dall’età del bronzo fino al post rinascimento
I reperti sono esposti secondo sequenza cronologica, i più antichi provengono principalmente dall’insediamento palafitticolo dei lagoni di Mercurago e dai vicini centri di Castelletto Ticino e Dormelletto.
Nel 2015 il museo è stato intitolato alla memoria dell’archeologo siriano Khaled al-Asaad, ucciso da un gruppo jihadista a Palmira, il 18 agosto dello stesso anno.
Contigua al monastero della visitazione di Arona troviamo la chiesa della SS. Trinità, attestata già a metà del XVI secolo, mentre l’aspetto attuale è frutto di diverse fasi costruttive che vanno dal 1653 al 1857.

La facciata ospita l’affresco del torinese Luigi Morgari, che rappresenta la Visitazione della Vergine, mentre all’interno possiamo ammirare le decorazioni ottocentesche della volta e diverse opere d’arte, come i quadretti della via Crucis del pittore di Verbania Carlo Bini.
Contiguo alla chiesa vi è il monastero della Visitazione, i cui primi documenti di costruzione risalgono al 1648, e dal 2020 vi risiede la comunità monastica dei monaci ortodossi provenienti dalla Moldavia.
Poi la seicentesca Cappella Beolchi, considerata un piccolo gioiello del barocco lombardo, eretta nel perimetro in cui sorgeva l’antico cimitero di Arona, a ridosso del Palazzo Comunale.
Il nome deriva dal nobile milanese Bartolomeo Beolco, che nel 1683 la eresse come ossario del cimitero; all’interno troviamo dipinti probabilmente eseguiti tra il 1683 e 1694 dal pittore varesino Francesco Beloto.
Poi la seicentesca chiesa di San Giuseppe, nel centro di Arona e anticamente intitolata a Sant’Eusebio, patrono del Piemonte; all’interno possiamo ammirare la tela d’altare attribuita alla scuola del pittore milanese Carlo Francesco Nuvolone.

Durante i restauri del 1975, sotto la vecchia pavimentazione della chiesa emerse una tomba settecentesca, oltre ad alcuni reperti riconducibili ad un’antica area sepolcrale gallica.
Poi quando la zona di scavo fu ampliata furono rinvenuti anche un piccolo forno per la fusione dei metalli, diversi frammenti bronzei e parti di uno stampo per fusione.
Infine la chiesa dei santi Anna e Gioacchino, eretta dal 1721 al 1749 dove sorgeva una piccola cappella della famiglia aronese dei Canziani, abitante nella stessa contrada.
Nel 1841 fu eseguita la prima decorazione interna, oltre alla posa della pala d’altare raffigurante la Sacra Famiglia, opera del pittore di Arona Giuseppe De Albertis che, dopo averla esposta a Brera, la donò alla chiesa.
L’edificio subì ingenti danni il 4 ottobre 1868, durante l’esondazione del lago Maggiore, poi nei primi del Novecento il pittore Giacomo Paracchini affrescò gli interni.
