La storia della chiesa di Santa Giulia è legata sia al borgo Vanchiglia che alla francese Juliette Colbert di Maulévrier, conosciuta come la Marchesa di Barolo, amatissima dai torinesi per le sue opere di bene.
La chiesa di Santa Giulia, fortemente valuta dagli abitanti di Vanchiglia, fu eretta in stile neogotico tra il 1863 e il 1866 dall’ingegnere torinese Giovanni Battista Ferrante.
Storia della chiesa di Santa Giulia
Intorno a metà Ottocento, nonostante borgo Vanchiglia versasse in pesante degrado, oltre che soggetto a costante umidità per la vicinanza del Po, viveva una rapida espansione demografica.

Infatti nel 1844 un gruppo di abitanti del borgo si riunì per decidere dove realizzare la nuova chiesa, con l’idea iniziale di dedicarla a San Luca.
Lo stesso anno l’architetto Alessandro Antonelli, autore della Mole Antonelliana lavorava già alla riqualificazione di Vanchiglia, oltre a terminare la caratteristica Casa Scaccabarozzi, conosciuta da torinesi come Fetta di Polenta.
L’epidemia di colera del 1854 accelerò i piani di bonifica e riqualificazione del borgo, poi l’anno successivo fu istituito il comitato per la raccolta fondi, inclusi quelli elargiti da Re Carlo Alberto poco prima della sua morte, avvenuta il 28 luglio 1849.
Tuttavia, a causa delle Leggi Siccardi del 1850, il progetto della chiesa di Santa Giulia fu rallentato per dissapori tra l’allora vescovo di Torino, il genovese Luigi Fransoni e Re Vittorio Emanuele II di Savoia.

Nota: le Leggi Siccardi, di separazione tra Stato e Chiesa abolirono i privilegi di cui godeva il clero cattolico, allineando la legislazione del Regno di Sardegna a quella di altri stati europei.
L’iter si sbloccò nel 1862 grazie a Juliette Colbert, amatissima dal popolo poiché, oltre a soccorrere i malati di Vanchiglia, insieme al marito, il marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, aiutò economicamente i poveri della zona.
Infatti la nobildonna francese elargì una forte somma, tuttavia vincolata a diverse condizioni, tra cui:
- la chiesa doveva essere intitolata a Santa Giulia, a cui la marchesa era devota
- comitato di Vanchiglia e Comune di Torino dovevano partecipare con un contributo non inferiore a 50.000 lire ciascuno

Nota: Santa Giulia (martire cristiana), nacque a Cartagine nel 420, è venerata come santa dalla Chiesa Cattolica, oltre che patrona sia di Livorno che della Corsica.
La posa della prima pietra avvenne il 22 maggio 1683, ricorrenza di Santa Giulia, ed i lavori iniziarono sotto la direzione dell’ingegnere torinese Giovanni Battista Ferrante (1834-1913).
La chiesa di Santa Giulia fu aperta al pubblico il 23 giugno 1866, ma purtroppo Juliette Colbert non vide compiuta la sua opera, poiché morì circa due anni prima, il 19 gennaio 1864
La salma della marchesa di Barolo, dal cimitero monumentale di Torino fu traslata presso la chiesa di Santa Giulia il 18 gennaio 1899, quella del marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo, solo nel 2013.

La chiesa fu colpita dai bombardamenti angloamericani il 13 luglio e 13 agosto del 1943, subendo lievi danni, mentre il 6 febbraio 1960 accolse i funerali del cantante torinese Fred Buscaglione.
Interni e opere d’arte
Sulla facciata della chiesa di Santa Giulia vi sono tre rosoni, quello centrale presenta la scritta in latino Absit gloriari nisi in cruce Domini Nostri Jesu Christi (di null’altro mi glorierò, se non della croce di Nostro Signore Gesù Cristo).

Poi quattro statue dei santi Carlo Borromeo, Pietro, Paolo ed il Beato Sebastiano Valfrè, mentre nella lunetta sopra il portone troviamo il bassorilievo che rappresenta la virtù della Fede, opera dello scultore vercellese Giovanni Albertoni.
La chiesa di Santa Giulia, a tre navate è ricchissima di decorazioni, come lo spettacolare soffitto a cielo stellato e gli arredi in legno, merito anche dei rinomati intagliatori fratelli Levera, che avevano bottega nella vicina via Tarino.
Le vetrate furono realizzate su disegno del pittore milanese Giuseppe Bertini, quella dietro l’altare maggiore rappresenta Santa Giulia che abbraccia la croce, circondata da schiere di angeli.

A sinistra dell’abside, poco prima dell’altare maggiore troviamo un crocefisso ligneo, realizzato nel 1866 dallo scultore vercellese Giovanni Tamone, nella parte opposta il trittico datato 1865 della Madonna con Bambino e santi, opera del pittore Domenico Cerruti.
Vicino agli ingressi di sacrestia (sinistra) e cappella della Madonna di Lourdes (destra), troviamo le due sculture che raffigurano i coniugi Feletti di Barolo, mentre l’organo, a sinistra dell’abside fu realizzato nel 1901 dal torinese Carlo Vegezzi Bossi.
