Chiesa di San Giuliano a Barbania: dai Celti al barocco

La chiesa di San Giuliano di Barbania, in stile barocco piemontese si trova nell’omonimo comune del Canavese, in provincia di Torino.

Origini celtiche e la cristianizzazione di Barbania

La Chiesa di San Giuliano, ricca di decorazioni e opere d’arte fu citata la prima volta in un manoscritto del 1228, poi rimaneggiata e ampliata nei secoli.

Verso la fine del V secolo a. C. la tribù celtica dei Salassi fondò un villaggio sul pianoro che domina il Canavese, lontano dalle vie utilizzate per oltrepassare le Alpi.

chiesa san giuliano barbania

Infatti la cristianizzazione giunse solo nel VII secolo, quando i monaci irlandesi di San Colombano predicarono la figura di San Giuliano di Brioude che, essendo di origine transalpina era meglio accetto dalla popolazione rispetto ad un latino.

Evoluzione storica della chiesa di San Giuliano

Inoltre il culto del santo, cadendo a fine agosto si sovrapponeva ad una già esistente festività celtica.

Non si conosce la data di fondazione della chiesa di San Giuliano, tuttavia si ipotizza sia antecedente al 1016, anno di fondazione delle chiese di Rivarossa e Front, due dei centri più vicini a Barbania.

Secondo la relazione della prima visita pastorale, risalente al 14 agosto 1329, all’epoca la chiesa di San Giuliano era poco più che una cappella a navata unica e poco ornata.

Nel 1660 fu trasformata da cappella in chiesa, poi restaurata nel 1672, mentre nel 1675 il municipio realizzò altare maggiore, pavimento a sacrestia.

barocco piemontese

Secondo le cronache, il 13 agosto 1703 un fulmine danneggiò il tetto della chiesa incendiando gli interni e, durante i restauri dell’anno successivo fu realizzato l’oratorio di San Rocco dall’omonima confraternita, oggi sotto la navata sinistra.

Nello stesso periodo la porta-torre di accesso a Barbania, anche se distante dalla chiesa fu utilizzata come campanile, poi nel 1955 fu eretta la nuova torre campanaria.

Un affresco del 1751 del pittore Luca Valentino Rossetti, di Orta San Giulio, in provincia di Novara raffigura le parrocchie della diocesi di Ivrea, e la chiesa di San Giuliano di Barbania appare ancora a navata unita.

Nel 1775 il vescovo suggerì di ampliarla, infatti due furono aggiunte le navate laterali e demolito l’oratorio di San Rocco, oggi conservato nella cripta sotto la navata sinistra.

Secondo lo scrittore di Lombardore (TO) Antonio Bertolotti, la cripta fu commissionata dalla Confraternita di San Rocco all’architetto di San Maurizio Canavese (TO) Lodovico Bò.

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Nel 1805 la chiesa di San Giuliano passò alla diocesi di Torino, mentre in un disegno del 1840 dell’illustratore cuneese Clemente Rovere, sul lato sinistro si nota un piccolo edificio con copertura a piramide (oggi non più esistente) e probabilmente riconducibile ad un battistero.ù

Architettura, restauri e trasformazioni della facciata

Nel 1874 il municipio fece restaurare la facciata e il pittore torinese Rodolfo Morgari dipinse gli affreschi, poi tra il 1883 e 1889 la chiesa fu restaurata e decorata sotto la direzione dell’ingegnere Barberis, mentre nel 1955 fu eretto il nuovo campanile.

Nella parte centrale vediamo la scritta “DIVO IULIANO MARTIRI DICATUM”, ovvero dedicato al Divino Giuliano Martire.

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A fianco dell’entrata principale due nicchie ospitano le statue dei Santi Pietro e Paolo, sopra tre affreschi del Morgari, autore anche di quello triangolare in alto; a fianco due nicchie con le statue di San Carlo Borromeo e San Giovanni Battista.

Le volte delle navate laterali presentano motivi geometrico floreali, quella centrale tondi e medaglioni dipinti con iconografie di Santi e angeli festanti, opera del pittore lombardo Luigi Hartman, mentre gli stucchi sono degli svizzeri Pietro Cantoni e Giuseppe Tami.

Il patrimonio artistico della chiesa di San Giuliano di Barbania

La chiesa di San Giuliano di Barbania è ricca di opere d’arte, ai lati dell’altare maggiore possiamo ammirare scene di vita di Cristo quali Natività, Ultima Cena, Deposizione dalla Croce e Pentecoste, mentre al centro della parete il dipinto seicentesco del pittore vercellese Bartolomeo Caravoglia.

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Nella navata destra l’altare di San Giuliano, quello dell’Immacolata e due dipinti di Luigi Morgari, nipote di Rodolfo che raffigurano i Santi Gioacchino e Anna, poi gli altari di Sant’Antonio da Padova e San Giuseppe, un tempo dedicato a San Luigi.

Sotto la navata sinistra troviamo quella che un tempo fu la cappella di San Rocco, poi la statua del Sacro Cuore di Gesù e l’altare di San Carlo Borromeo, con la tela dell’adorazione della Sindone del pittore di Casale Monferrato (AL) Costantino Sereno.

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