Santuario della Beata Vergine del Trompone a Moncrivello

Il Santuario della Beata Vergine del Trompone, a Moncrivello (VC), nel crocevia tra Vercellese e Canavese è uno dei monumenti religiosi più affascinanti del Piemonte.

Nato da un’antica devozione popolare del Cinquecento, l’intero complesso si è trasformato nei secoli in un raffinato scrigno di arte barocca, dove affreschi e architettura si fondono con l’identità del territorio.

Indice:

  1. Storia e origini del Santuario della Beata Vergine del Trompone
  2. Architettura e arte: l’evoluzione del Santuario di Moncrivello
  3. Il Santuario del Trompone oggi: riabilitazione e fede a Moncrivello

Storia e origini del Santuario della Beata Vergine del Trompone

La genesi del luogo è un intreccio tra cronaca e tradizione; infatti, fonti storiche locali collocano un’apparizione mariana e conseguente guarigione miracolosa nell’aprile del 1559, mentre la liturgia ufficiale l’ha poi consolidata al 26 giugno 1562.

L'affascinante e maestoso interno del Santuario della Beata Vergine del Trompone a Moncrivello.

Protagonista dell’evento fu Domenica Millianotto, nota anche come Miglianotta, originaria del vicino comune di Cigliano, in provincia di Vercelli.

La donna aveva una cifosi (gobba), disturbi del linguaggio (balbuzie) e crisi epilettiche che, all’epoca definite “mal caduco”, creavano diffidenza e paura nella popolazione, condannando chi ne soffriva all’emarginazione.

Sempre secondo tradizione, l’apparizione della Vergine a Domenica Millianotto avvenne nei pressi di un bosco, sopra un grosso ceppo d’albero, che nel dialetto viene chiamato “trumpa” o “trompone”; da questa radice lessicale prende il nome l’intero complesso.

Il miracolo di Domenica Millianotto e il legame con l’epilessia

La guarigione della Millianotto ha plasmato profondamente l’identità del territorio, poiché il Trompone divenne ben presto un polo di riferimento per gli infermi, caratteristica che vive ancora oggi.

Inoltre, il Santuario di Moncrivello è l’unico in Europa, dove si fa memoria di un miracolo a beneficio di persone affette da crisi epilettiche.

Poi, il 18 giugno 2006, un decreto dell’Arcivescovo di Vercelli ha formalizzato questa vocazione, autorizzando il culto della Beata Vergine del Trompone come protettrice dei malati di epilessia.

Architettura e arte: l’evoluzione del Santuario di Moncrivello

L'ampio spazio a tre navate sorretto da colonne, frutto dell'ampliamento architettonico seicentesco.

La trasformazione da meta di preghiera a monumento religioso si deve all’aristocrazia locale, poiché la promotrice della costruzione fu Gabriella di Valperga di Masino.

Il marito Cesare Maggio, originario di Napoli, feudatario e condottiero di ventura anche al servizio del papato, grazie alle sue influenze politiche ottenne udienza a Roma e, il 31 agosto 1562, papa Pio IV, attraverso Bolla Pontificia, autorizzò l’edificazione del tempio.

I lavori iniziarono lo stesso anno, nel 1562, con una struttura a pianta centrale, una possente “Rotonda” sormontata da una cupola, per avvolgere e proteggere il luogo del miracolo.

Con il crescere dei fedeli e dopo la visita apostolica del cardinale San Carlo Borromeo nel 1584, originario di Arona, l’ingegnere Melchiorre Piantino, tra il 1595 e il 1600, ampliò l’edificio in una struttura a tre navate e, la vecchia Rotonda divenne il nuovo presbiterio.

Intorno al 1627, con l’arrivo dei Frati Minori Francescani sorse il convento adiacente, mentre nei primi del Settecento vi fu il rinnovamento decorativo barocco, culminato con l’elegante altare maggiore in marmi, disegnato dall’ingegnere Agostino Rama.

Nonostante l’utilizzo secolare, il Santuario della Beata Vergine del Trompone ricevette la consacrazione soltanto il 13 ottobre 1781, officiata dal Vescovo di Torino Vittorio Gaetano Costa d’Arignano (1737 – 1796).

A fine Ottocento l’Arcidiocesi di Vercelli vi istituì il Seminario Minore, e l’ingegnere Vincenzo Canetti eresse due imponenti palazzi in stile neoclassico.

Dal 1970 il complesso è stato convertito in un moderno polo riabilitativo grazie al Beato Luigi Novarese (1914-1984), riconnettendo l’architettura originaria alla cura medica.

La facciata neoclassica e gli affreschi delle navate

L'attuale facciata in stile neoclassico del Santuario del Trompone, preceduta dall'elegante atrio ad archi.

L’attuale facciata del Santuario del Trompone, preceduta dall’elegante atrio, è opera dell’ingegnere pinerolese Stefano Cambiano, che ne curò il rifacimento tra il 1904 e il 1910.

L’antica struttura del 1716 assunse così l’odierno gusto neoclassico, completando il rinnovamento architettonico del complesso iniziato un decennio prima dall’ingegnere Vincenzo Canetti, autore dei due palazzi retrostanti destinati al Seminario.

Sulla parte alta troviamo un affresco che raffigura la Vergine Maria, una memoria visiva dell’antico miracolo; tuttavia, autore e data di realizzazione rimangono ignoti, sebbene si ipotizza che risalga al rifacimento della facciata.

Entrando, troviamo uno spazio profondo a tre navate, nato dall’unione di epoche diverse e frutto dell’imponente ampliamento seicentesco.

Le volte delle navate, soprattutto quella centrale, presentano numerosi affreschi e decorazioni, ricche di dettagli simbolici ed i registri ne attestano la realizzazione intorno al 1838.

Questa campagna decorativa fu voluta dai monaci Cistercensi, i quali si erano insediati nel complesso già dal 1827, ben venticinque anni dopo l’espulsione dei Francescani avvenuta in epoca napoleonica (1802).

I pregevoli e colorati affreschi ottocenteschi che decorano le volte delle navate del Santuario.

La cupola della Rotonda e l’altare barocco del Trompone

Superando le navate si accede alla parte più affascinante del Santuario di Moncrivello, ovvero la Rotonda, il nucleo storico a pianta centrale; qui, la luce penetra dalla lanterna sommitale e dalle finestre laterali, creando un elegante ambiente mistico.

Sollevando lo sguardo si è sovrastati dalla cupola, dove possiamo ammirare il maestoso ciclo di affreschi, il cui soggetto è un vero e proprio trionfo celeste: l’Incoronazione della Vergine.

La maestosa cupola affrescata della Rotonda, con il trionfo celeste e l'Incoronazione della Vergine.

L’opera ritrae Maria in cielo, attorniata dalla divinità che le pone la corona sul capo ed è attorniata da santi, apostoli e schiere angeliche disposti su anelli concentrici.

Ancora oggi, molte guide turistiche indicano questo monumentale ciclo come opera di Gaudenzio Ferrari (originario di Valduggia), maestro del Rinascimento piemontese.

Tuttavia, l’artista morì nel 1546, ben ventidue anni prima che la cupola stessa venisse ultimata (1568) e l’autore rimane quindi ignoto.

Inoltre, va precisato che l’opera non è giunta a noi nella sua veste del tardo Cinquecento: nel 1961 l’intero affresco ha subito un massiccio rifacimento ad opera del pittore Piero delle Ceste, che ne ha pesantemente alterato i colori originari.

Sempre nell’antica Rotonda troviamo l’altare maggiore, un trionfo barocco di marmi policromi.

L’opera fu voluta dai Frati Minori Francescani, motori del rinnovamento del santuario, i quali commissionarono il progetto agli albori del Settecento (prima del rifacimento della facciata del 1716) all’ingegnere Agostino Rama, noto per il suo lavoro alla chiesa di San Tommaso a Torino.

Primo piano della statuaria dorata nella nicchia dell'altare maggiore, che rievoca l'apparizione mariana.

Sopra, la nicchia centrale ospita la pregevole statuaria che rievoca l’evento fondativo del Santuario del Trompone: la Vergine e, ai suoi piedi, i protagonisti legati al miracolo dell’apparizione.

Nella controfacciata, troviamo la cantoria lignea con l’organo a canne a trasmissione meccanica, dono personale di Alessandro D’Angennes (1781-1869).

Nato a Torino da una nobile famiglia, D’Angennes fu Arcivescovo di Vercelli dal 1832 fino alla sua morte, investendo ampiamente per elevare fasto e decoro liturgico del territorio diocesano, a cui il complesso appartiene.

Il Santuario del Trompone oggi: riabilitazione e fede a Moncrivello

L’originaria vocazione del Santuario della Beata Vergine del Trompone che, secondo tradizione, nacque dalla guarigione di Domenica Millianotto nel 1562, si è evoluta trasformandosi in una moderna eccellenza sanitaria.

Nel 1970 il complesso venne affidato al Beato Luigi Novarese e alla sua associazione, i Silenziosi Operai della Croce, che ha l’obiettivo di abbattere l’emarginazione legata alla disabilità, riconvertendo gli edifici in un polo socio-riabilitativo all’avanguardia.

Oggi il legame tra il santuario, la cura dell’epilessia e delle patologie invalidanti è più vivo che mai.

Infatti, il il complesso ospita un moderno padiglione ospedaliero: il Centro di Recupero e Rieducazione Funzionale, accreditato con il Sistema Sanitario Regionale per prestazioni riabilitative e neurologiche di secondo livello.

A questo si affianca una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), con reparti dedicati all’accoglienza di ospiti in stato vegetativo permanente e pazienti affetti da invalidanti patologie neurologiche.

Presso il complesso del Trompone, fede, arte sacra e medicina si intrecciano: la riabilitazione neurologica passa sia attraverso macchinari di ultima generazione e percorsi di idrokinesiterapia, che attraverso bellezza e storia.

Un esempio è l’antico organo ottocentesco donato dal Monsignor D’Angennes, recentemente restaurato per permettere sessioni di musicoterapia clinica a beneficio dei degenti.

Il Santuario della Beata Vergine del Trompone è uno dei luoghi più affascinanti che abbiamo visitato, dove l’architettura nata cinquecento anni fa per celebrare una guarigione, continua, ancora oggi, a prendersi cura del dolore umano.

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